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04 giugno 2007

La condivisione dei dati diventa pirateria


Non finirà senza conseguenze il caso Logistep-Peppermint che sta sollevando non poche polemiche tra le virtual communities, messe in allarme dal pericolo che venga imposto un sistema di polizia informatica. Le indagini effettuate dalla società discografica tedesca Hannover Peppermint Jam Records Gmbh hanno rilevato che migliaia di utenti italiani avevano posto in condivisione sulle piattaforme di sharing un gran numero di dati protetti da diritto d'autore. Dalle indagini iniziali si è giunti ad una richiesta formale della consegna dei dati degli utenti che avevano illecitamente condiviso quelle informazioni.
Con un'ordinanza del Tribunale di Roma (procedimento n. 81901/2006) è stato ordinato a Telecom Italia di fornire 3.636 nominativi corrispondenti ai numeri IP degli utenti che sono stati intercettati da un software installato all'interno delle piattaforme stesse che, invece di ricevere e scambiare dati, registra gli IP dei condivisori costituendo un database che è stata la base per citare in giudizio gli utenti italiani. Così la svizzera Logistep ha effettuato un'attività di raccolta dei dati degli utenti in maniera occulta nonché automatica, in virtù del potere conferitogli dalla direttiva europea cosiddetta IP enforcement, dettata a favore dei diritti dei danneggiati: il recepimento della direttiva ha reso infatti obbligatorio per i provider fornire i dati personali degli utenti" in caso di contestazione da parte dei detentori dei diritti.Un dovere che in precedenza i provider avevano solo nei confronti delle pubbliche autorità che stessero conducendo delle indagini, a differenza di quanto oggi accade avendo dato tale potere ai privati che possono così tracciare e utilizzare i dati che i vengono registrati durante il traffico di internet. In forza di tale ordinanza Telecom Italia ha dovuto consegnare gli estremi identificativi degli utenti accusati di aver illecitamente condiviso quelle informazioni. È intervenuto a questo punto il Garante della Privacy che ha deciso di costituirsi in giudizio, a favore di quei cittadini che si sono visti sottrarre in maniera illecita e poi divulgare dei dati riservati. Il problema sta infatti nelle modalità in cui la Peppermint è riuscita a reperire gli indirizzi IP, utilizzando un sistema di intercettazione vero e proprio in quanto l'utente non ha mai dato il suo consenso al trattamento dei suoi dati personali. L'uso della rete per accedere a informazioni esistenti nel computer di ciascun utente, è consentito solo per il periodo della trasmissione e solo se questi abbia comunque dato il suo assenso per la raccolta e il trattamento dei dati. Non esiste inoltre una perfetta correlazione tra l'indirizzo IP e l'identità della persona, né dà garanzie certe su chi abbia realmente condiviso i dati: fare questa operazione di inferenza dei dati è in ogni caso illecita e non corretta. Il problema tuttavia è un altro, perché se da una parte può sembrare che esiste una crociata delle società di difendere il diritto di autore in quanto "proprietà intellettiva", dall'altra si cerca di stabilizzare e espandere i propri profitti in futuro. Il peer-to-peer sta divenendo infatti un atto di pirateria, si sta trasformando in un sistema illecito dopo che è nato come un canale di divulgazione dei dati distributivo e orizzontale. Come ogni atto di pirateria che si rispetti, anche il peer-to-peer ha avuto la sua funzione economica in quanto ha consentito la diffusione di un sistema di scambio di informazioni immediato e alla portata di tutti, un canale privilegiato all'interno del quale immettere un'infinita quantità di dati. Tuttavia, dopo che i cybernauti sono stati drogati da questo sistema, ne vengono privati perché il peer-to-peer sarà trasformato in un canale a pagamento. L'evoluzione dei sistemi informatici sta cambiando anche l'economia stessa, e tra non molto tempo ogni tipo di attività economico-professionale verrà inserita in un circuito informatico. Diviene oggi necessario controllare e disciplinare il peer-to-peer, in quanto esso sarà il nuovo strumento per fare il business delle multinazionali, che potranno così possedere un ulteriore sistema di comunicazione. Tali intenzioni sono state rese in maniera più o meno esplicita dalla stessa Peppermint che afferma che l'obiettivo di tale retata informatica è di inviare un messaggio alla comunità del peer-to-peer, che dovrà da oggi in poi utilizzare la condivisione in maniera più consapevole nel rispetto dei diritti d'autore posseduti dalle società editoriali o di discografia. La regolamentazione della condivisione servirà dunque a riprendere possesso di questi canali di divulgazione dei dati, ma anche a controllare quel giro d'affari che si verrà a creare quando tutta l'attività di produzione intellettiva passerà attraverso la rete e non più attraverso le società editoriali. Queste in un futuro perderanno la loro funzione di canale di distribuzione delle opere, in quanto dei sistemi più immediati con costi molto competitivi diventeranno il mezzo per diffondere i propri elaborati direttamente, senza passare attraverso le grandi società. Tale scenario è ben chiaro anche a tutte le major informative che oggi investono soprattutto sulle tecnologie di comunicazione e di condivisione dei dati, in modo da poter così possedere in un futuro le autostrade su cui tutti dovremo andare per poter esercitare la nostra professione o far lavorare la nostra azienda.