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24 agosto 2007

I falsari del crimine


È in atto oggi in Albania un aspro dibattito per l'apertura dei file del 1997, relativi a ciò che ha portato alla sommossa popolare, sotto il controllo degli Osservatori Internazionali, quegli stessi personaggi che hanno alimentato quella grande truffa ai danni del popolo albanese. Allora le televisioni e i media internazionali hanno fatto vedere soltanto le conseguenze finali, quelle più evidenti, ma nessuno ha nominato quei politici italiani che erano direttamente coinvolti nella risoluzione della questione albanese, con rapporti molto intensi e in virtù della cooperazione italiana. Tra i personaggi illustri coinvolti vi era anche un importante banchiere Italiano. La questione si complica quando il direttore della Banca Italo-Albanese Roberto Pancani, si suicida in un parco nel Lazio, e contemporaneamente viene trovato il Colonello Mario Ferraro impiccato ad un portasciugamano nella zona dell'Eur, tornato da poco in Italia dall'Albania. Stranamente appena la polizia arrivò sul luogo trovò già dei colleghi, che poi spariranno nel nulla con il suo telefono cellulare. Intorno a questa vicenda vi sono tuttavia dei contorni abbastanza particolari, che si perdono negli intrighi e negli eventi che hanno tormentato i Balcani negli anni '90. Allora l'Albania, uno Stato che usciva dal regime comunista, cadde improvvisamente nel caos e l'Italia, mandò così un primo contingente con la famosa Operazione Pellicano. Fino ad allora, l'Italia ha fatto da padrona in Albania mediante gli uomini delle lobbies più forti, e nonostante la grande presenza, nonché influenza politica dell'Italia, la intelligence e le autorità lì residenti non segnalarono il peggioramento della situazione, sapendo, dunque, che vi era alla base un inganno ai danni del popolo albanese e degli stessi italiani residenti in Albania.
In particolare l'Ambasciatore Paolo Foresti, continuava a dire che era tutto sotto controllo nonostante vi erano almeno 1000 italiani fermi al porto di Durazzo che volevano lasciare il Paese. Possiamo dire che l'Ambasciatore Paolo Foresti fu il responsabile del fallimento di tutte le piccole e medie imprese italiane residenti in Albania, in quanto non informò in tempo reale che la situazione stava peggiorando. Di fatti la crisi fu gestita malissimo, perché effettivamente non esisteva neanche un compiuto censimento degli italiani: quando la situazione era già divenuta molto critica e sull'orlo della guerra civile, fu detto di lasciare il Paese. Tutte le rappresentanze diplomatiche i giornalisti fuggirono e uno dei pochi che rimase all'Hotel Tirana fu Enzo Nucci, che resto al suo posto per documentare ciò che stava accadendo. L'ordine fu che tutti dovevano essere evacuati, lasciando sole e incustodite le aziende italiane, che furono così saccheggiate completamente: gli azionisti albanesi che detenevano solo una partecipazione del 10%, riuscirono ad ottenere il 90% delle quote in virtù del fatto che durante la rivolta avevano pagato forti tangenti per impedire il saccheggio dell'impresa. A peggiorare l'economia albanese, disastrata dalle bande, vi furono le cdd. finanziarie come la VEFA Holding, Silva, Cenaj, M.Leka, Kamberi, Populli e Sudja che davano titoli con interessi molto elevati dicendo che attingevano le loro risorse da grandi fondi di investimento americani, ma in realtà reciclavano grandi quantitativi di denaro. La loro struttura si riduceva a piccoli uffici o appartamenti sparpagliati in varie zone della città: in seguito alle indagini della polizia albanese, furono ritrovate delle stanze piene di soldi. In particolare, una delle società coinvolte fu la VEFA Holding, che aveva sede a Brindisi, i cui amministratori, Aldo Ghini, Stefano Roncarati, Vehbi Alimucaj, Flavia Petrelli , amministratrice unica della società, e Pietro Pierri, hanno taciuto sulla situazione di crisi albanese. In particolare, Pietro Pierri, ha ricoperto l'incarico di Presidente della ARCI SERVIZI SRL fino al 4 marzo 1996 , ossia la società che gestisce gli affari dei Circoli ARCI, le associazioni "ricreative e culturali" da sempre legate al PCI-PDS. Lo stesso Fondo Monetario ha delle grandi responsabilità in tale questione, ripetendo, 6 mesi prima del fallimento , che i conti delle finanziarie albanesi quadravano perfettamente. Dieci anni dopo un giornalista ha chiesto spiegazioni su quanto affermato dal FMI, ma alle sue domande ricevette come risposta da un suo anziano collega che lui rispondeva per sè e non per altri. Fu così attuata una grossissima opera di riciclaggio internazionale, e se l'Occidente aveva serie intenzioni di aiutare l'Albania non doveva permettere queste cose accadessero, sapeva che quello che stava succedendo avrebbe portato sull'orlo della guerra civile e della crisi finanziaria uno Stato.
Uno dei più grandi paradossi di quegli anni fu la visita di Romano Prodi a Valona nel 1997. Una foto lo ritrae accanto ad un criminale che in Albania sta scontando 101 anni di carcere: dinanzi a questa immagine ci chiediamo come è stato possibile che la sicurezza italiana abbia permesso che un personaggio come Zani Çaushi sia riuscito ad avvicinare l'allora Primo Ministro Romano Prodi. Se le guardie del corpo e lo stesso esercito italiano che era stato inviato in Albania per accompagnare il Primo Ministro, hanno permesso che un criminale si avvicinasse con un fucile in mano a distanza di un metro, allora probabilmente erano sicuri che non costituiva certo un pericolo, e che forse era lì presente in veste di attore. Non dimentichiamo inoltre che Zani Çaushi è la prova più lampante della connivenza tra lo Stato albanese e la mafia, essendo il bandito che capeggiò la rivolta di Valona.
È ovvio che è una foto che deve provocare semplicemente demagogia, in quanto è chiaro che quel fucile e scarico e che Zani Çaushi stia lì per fare molto spettacolo. Un altro gesto più popolare ma un meno vistoso per l'Italia è stato lo strano, nonché breve matrimonio tra l'imprenditore kosovaro Bajet Pacolli e Anna Hoxa, che, a sorpresa di tutti, rivendicò la sua origine albanese e cominciò ad accusare in prima persona Slobodan Milosevic, alimentando la propaganda politica grazie alla sua immagine di cantante. Il gesto di Anna Hoxa di Affermare le proprie origini albanesi è stato senz'altro un gesto molto eclatante e scenico, considerando che molti personaggi come Raffaella Carrà, Oscar Luigi Scalfaro, Enrico Cuccia hanno radici albanesi ma viene nascosto in Italia.

In quegli anni di false rivoluzioni è avvenuto qualcosa che è rimasto sepolto nella memoria degli italiani e che si cerca in ogni modo di nascondere, e forse è questo il motivo per cui molte delle personalità coinvolte delle vicende dei Balcani, hanno cercato di troncare ogni rapporto e di negare qualsiasi tipo di collegamenti con questa terra. Quello dei Balcani è uno dei tanti misteri italiani che forse non avrà mai una risposta, insieme a ciò che è accaduto negli anni della tangentopoli italiana . La vera tangentopoli non era a Milano, come il "buon Tonino Di Pietro" aveva scoperto, ma era a Roma, dove la massoneria agiva per spodestare il governo italiano usando come braccio armato la Banda della Magliana. Questo spiega perché i collaboratori dei servizi segreti non furono mai sfiorati dall'inchiesta sui fondi neri che ha terremotato il Sisde, né dalle indagini sugli strani incidenti che stavano avvenendo, come quella del Magistrato Paolo Adinolfi.