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27 settembre 2007

La carta dei diritti di Internet su misura degli utenti


Si attende oggi a Roma il Forum internazionale sui diritti di Internet – il “Dialogue Forum on Internet Rights” – quest'anno ospitato dal Governo italiano, con una tavola rotonda di convenuti individuati tra dirigenti di multinazionali di informatica e politici. Scopo dell'incontro, così come del Forum stesso, è quello di creare un protocollo per i diritti in Internet - il Bill Internet Rights - come una vera Carta dei Diritti, condivisa a livello internazionale che "garantisca apertura, libertà e sicurezza di Internet" , e frutto della cooperazione e del dibattito tra rappresentanti di Governi, Organizzazioni Internazionali, società civile, settore privato, accademia e comunità tecniche sull’opportunità di definire diritti comuni e condivisi che garantiscano l’apertura di Internet. L'iniziativa italiana del Bill Internet of Right è stato proposto dall'Italia stessa durante la riunione dell’ Internet Governance Forum (IGF) che si è tenuta ad Atene nel 2006, che lanciò in un certo senso un segnale di ciò che le Istituzioni potevano essere in grado di fare per contrastare la "illegalità su internet". Allora un gestore di un sitoweb fu arrestato perché nel suo portale venne pubblicato un articolo con contenuti razzisti: fu senz'altro un atto dimostrativo di propaganda, per cominciare così il cammino verso "i diritti di internet".
Quanto il forum farà per rendere internet a grandezza d'uomo e di impresa non possiamo ancora saperlo, tuttavia occorre analizzare se l'impostazione di fondo che viene data al progetto è coerente con la vera esigenza di trasparenza di internet. Innanzitutto, occorre precisare che ancora una volta il Forum, nonostante promuova temi interessanti e problemi che realmente esistono, si rivolge al web utilizzando concetti come quello di "bacino di utenza" e di "rete".
Se questo può sembrare scontato per molti, in realtà ha delle importanti implicazioni in quando redigeranno un protocollo in cui noi, da cittadini e da uomini con diritti inviolabili, diveniamo degli utenti titolari di interessi e di bisogni.

Si pensi oggi agli abusi delle società di telecomunicazioni, che decidono da un giorno all'altro di cambiare i prezzi senza notificarlo ai clienti, che addebitano delle bollette di migliaia di euro e aspettano che sia il cliente ad aprire un procedimento civile per accertare l'irregolarità, che si pongono come entità al di sopra della legge. Quali mezzi abbiamo noi per controllare che rispettino i regolamenti, per monitorare i loro sbagli e per difenderci dagli abusi? Si consideri inoltre che il web, ma soprattutto i servizi offerti su internet avranno un'impostazione sempre più internazionale, e se oggi si riesce a tamponare le controversie ricorrendo ancora al Tar o al Garante della privacy, nei limiti del territorio nazionale, un domani sarà molto complesso e macchinoso. Magari, saranno i protocolli internazionali ad istituire delle entità di controllo e sorveglianza, ma anche queste avranno una burocrazia molto simile a quella delle società di informatica.
Network distributivo
Dunque, prima di scrivere "le carte dei diritti" sarà meglio precisare quali sono i diritti, chi è il soggetto di diritto, e chi sono le entità che rappresentano la società civile. All'interno dell'internet vi devono essere delle zone franche, degli spazi all'interno della quale le informazioni vengono consultate con un sistema distributivo e non con un motore di ricerca che fa da "ragno" su quella che è la rete di internet. Non deve esistere il popolo di internet, perchè internet siamo noi, o meglio, è lo specchio virtuale di una società reale, e per tale motivo va rispettato come luogo in cui le persone si relazionano, le imprese scambiano beni e servizi, gli individui immettono e prendono informazioni.
Al momento non esiste la distribuzione nell'internet, esiste la piramide, perché ogni entità o spazio cybernetico è chiuso al suo interno e dialoga solo in presenza di un motore di ricerca. Ma l'internet deve essere un mezzo, non uno strumento, in quanto lo strumento deve essere deciso da chi sceglie di fruire di un servizio, e non da una società che detiene un potere di monopolio sul mercato. Se un domani, Skype deciderà di imporre l'utilizzo dei suoi canali per poter telefonare gratis o avere accesso al voip per le aziende, non potremo certo opporci: sarà la legge del più forte che si imporrà sulla massa di utenti.
Vi è all'interno di internet un potere già esistente a tutti gli effetti, ma le persone ancora devono rendersene conto, e avvertono solo i primi effetti che ci sfiorano e non ci hanno ancora colpito. Il caso Logistep-Peppermint , per esempio, ha già condannato la condivisione dei dati, ha già creato un precedente in cui gli individui sono divenuti utenti, i cui dati viaggiano da un capo e l'altro del mondo come se fossero transazioni elettroniche. Nessuno ha ancora individuato le responsabilità per tale abuso di potere da parte dei detentori delle banche dati degli utenti di internet e delle società di telecomunicazioni, e forse perché l'intero sistema vive di questi meccanismi.

Network a rete


Il potere che noi combatteremo in futuro è l'usura informatica, la monetica, la cybernetica, che saranno dei crimini invisibili contro cui noi saremo impotenti. La base su cui può crearsi l'usura informatica è proprio il concetto di rete che tende a schiavizzare e a monopolizzare dei servizi che diventeranno vitali per la sopravvivenza delle imprese o delle persone.
Oggi sono già tante le ONG che si sono costituite per combattere i crimini di abuso informatico, come le organizzazione nate nel mondo dell´Open Source, come la Fondazione europea per il Software libero (Fsfe) e del progetto Samba, che sta più volte combattendo contro la posizione monopolista di Microsoft che impone l'utilizzo di un sistema operativo rigido, e non infiltrabile da altre società, con delle forme di standardizzazione per fare accettare a scatola chiusa i propri software. Questo deve far dunque capire che un domani esisteranno dei cittadini che avranno nuovi diritti, come quello della violazione dell'identità elettronica, la diffamazione mediante la manipolazione delle parole chiavi, l'etnocidio con la cancellazione della storia e dei documenti di un popolo. Dovrà essere scritta davvero una nuova carta dei diritti, che sia tuttavia proiettata nel mondo della cybernetica, e non una semplice copia di quella antica con il cambiamento di qualche termine. Gli strumenti legislativi e giuridici che oggi abbiamo non sono sufficienti, né adatti perché dimenticano di definire le entità della rete, la struttura che deve avere l'internet, le modalità per distribuire le informazioni, la difesa delle parole e dei documenti.