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01 agosto 2008

L'Aja: telecronaca della prima udienza con censure


Si è appena conclusa la seduta preliminare dinanzi al Tribunale Internazionale dell'Aja di Radovan Karadzic, caratterizzata da momenti di formale prassi giudiziaria e da un serrato colloquio tra il leader serbo e la Corte. Karadzic appare sereno e determinato, ascolta le parole della Corte senza alcuna esitazione, e con sicurezza denuncia le irregolarità del suo arresto. Non dimentica di spiegare al Giudice, come premessa dell'intero processo, che esiste ed è reale, l'accordo sottoscritto con l’ambasciatore Richard Holdbrooke che gli avrebbe garantito l’immunità giudiziaria. Un momento delicato, interrotto però dall'interruzione dell'audio dell'interprete Rai. Una strana coincidenza...

Si conclude in poche ore la prima udienza dinanzi al Tribunale penale Internazionale per la ex Jugoslazia dell’Aja, presieduta dal Giudice Alfons Orie e tenutasi nella stessa aula in cui è stato interrogato Slobodan Milosevic. Durante la seduta Karadzic ha scelto di difendersi da solo, comunicando tale decisione al Vice Segretario della Corte John Hawking confermata poi in forma scritta. Dalle immagini trasmesse in diretta, Karadzic appare sereno e determinato, ascolta le parole della Corte senza alcuna esitazione. Il Giudice infatti legge l’elenco delle accuse, individuando Radovan Karadzic come il responsabile per i crimini di guerra compiuti in Bosnia Erzegovina tra gli anni del 1992 e 1995, nonché dei maltrattamenti e dei reati nei confronti dei bosniaci residenti nella Republika Srpska. Precisa inoltre che sarà perseguito come individuo, essendo stato il Presidente e il capo delle forze armate, e dunque in quanto tale, a conoscenza di quello che accadeva e nel potere di poter intervenire per fermare, impedire e punire i crimini che si stavano commettendo.

Il Giudice chiede così quale sia il suo domicilio a cui notificare le evidenze del processo, e Karadzic, ironicamente, fa notare che "non vi è nessuno che non sia a conoscenza di quanto sta accadendo in quell’aula", e risponde che il suo domicilio attuale è presso la casa materna di Pale, nella Republika Srpska, in Bosnia Erzegovina, ma si ritiene essere un cittadino della Srpska, della Serbia e del Montenegro, come paese natale quando la Repubblica montenegrino apparteneva alla Serbia. Afferma inoltre che, al suo arrivo, ha infatti incontrato l’ambasciatore serbo con cui ha parlato, e ha visto l’ambasciatore bosniaco. Il Giudice Orie così afferma che verranno informate le rispettive autorità di quanto sta accadendo, ma Karadzic lo riprende affermando che non ha bisogno di alcuna assistenza diplomatica, pur capendo la necessità di informare le Istituzioni dei Governi competenti. La Corte comunque chiede se Karadzic voglia o meno già rendere nota la sua dichiarazione di innocenza o colpevolezza, e a questa domanda risponde in maniera negativa, rinviando alle prossime udienze al fine di avere la possibilità di esaminare la documentazione. Successivamente, il Giudice annuncia che verrà riletta l’accusa, e che, in particolare, sarà presentato un nuovo capo d’accusa elaborato prima che cominciasse l’udienza, ma ancora non esaminata dalla Camera.

A questo punto, la parola passa a Karadzic, che ha così la possibilità di esporre la sua posizione. "Per prima cosa vorrei dire che ho intenzione di autodifendermi non solo in quest’udienza ma anche successivamente - precisa Karadzic - a prescindere da quello che penso di questo Tribunale, che comunque rispetto. Voglio difendermi da solo per questa udienza e contro tutte le accuse che mi vengono mosse. Voglio inoltre denunciare tutte le irregolarità procedurali per il mio arresto e il modo in cui sono giunto in questo tribunale". Il Giudice risponde che le accuse di irregolarità procedurali di cui ha parlato si rivolgono comunque a questo tribunale, e per tale motivo "andranno trattate all’interno di un’udienza pubblica, presentando i documenti necessari per provare le irregolarità di cui parla". Karadzic tuttavia chiarisce che "non si tratta di una critica rivolta al Tribunale Internazionale dell’Aja, ma al modo in cui è stato trasferito in Olanda", e che aveva comunque preparato un’introduzione per notificare tutte le irregolarità. La Corte così invita Karadzic a presentare comunque tutta la documentazione in forma scritta, e ad esporre brevemente le sue lamentele.

Karadzic mette subito al corrente la Corte dell’esistenza di un accordo con l’ambasciatore Richard Holdbrooke dell’amministrazione Clinton che gli avrebbe garantito l’immunità dinanzi a qualsiasi Corte penale se avesse lasciato la vita pubblica ( si veda Esisteva l’accordo Karadzic-Holbrooke? e Serbia: l'accordo segreto tra Karadzic-Holbrooke potrebbe invalidare l'arresto ). A quel punto tuttavia l'audio si interrompe, e l'interprete della Rai non riesce a riportare quanto sta dichiarando Karadzic, lasciando come eco solo la voce dell'interprete dell'Aja. Un passaggio assolutamente importante per il processo, quasi fondamentale, che tuttavia viene oscurato dalla Rai, presentando come scusa l’esistenza di "problemi di audio". E’ tuttavia una strana coincidenza che l’audio si interrompe proprio in quel frangente, così delicato, durante il quale Karadzic ha la possibilità di effettuare le premesse necessarie a tutto il processo. Il giudice da parte sua interrompe Karadzic, invitandolo a presentare tali fatti, pur importanti, in un’altra sede, sminuendo così l'importanza e la delicatezza dell'argomento trattato.


Il leader serbo non si arrende, e riprende il suo discorso di denuncia affermando: "Il mio arresto è avvenuto in maniera irregolare, sono stato rapito per tre giorni da civili che non ho riconosciuto, senza avere la possibilità durante il tempo di detenzione di avvertire i miei amici o la mia famiglia. Mi riferisco inoltre a quanto avvenuto precedentemente, come ho notato dalle affermazioni del Procuratore Capo, ed era evidente che c’è stato un accordo precedente". Ancora una volta il Giudice interrompe la sua esposizione, e lo invita di nuovo a riportare le sue lamentele in un’altra sede e non durante l’udienza preliminare, tuttavia Karadzic riprende e dice che "si tratta di una questione di vita o di morte". "Qualcuno voleva uccidermi, e potrebbe raggiungermi anche in questa sede". Il Giudice Orie dunque lo invita a stare tranquillo in quanto la sua sicurezza viene posta sotto il controllo del carcere dell’Aja e a tali autorità dovrà fare riferimento se teme per la sua salute. Karadzic infine chiede comunque di presentare il documento che ha preparato per far presente le dovute introduzioni a questo processo, al fine di "avere sempre un processo equo e giusto". Documento che viene ritirato, senza garantire la sua piena registrazione, in quanto "occorrerà rispettare la procedura" e poi accertarsi se può essere registrato agli atti. Prima di aggiornare la seduta, il Giudice chiede a Karadzic se, al di là delle irregolarità che denuncia relative all’arresto a Belgrado, chiede se ha delle lamentele per la sua accoglienza o detenzione all’Aja. Il leader serbo dà risposta negativa, e chiude la seduta rinviando alla prossima udienza la possibilità di esaminare la documentazione dell’accusa e preparare la sua difesa. Si racchiude così, in una manciata di minuti, così un pezzo di storia, un frammento del processo di un uomo che coraggiosamente decide di affrontare da solo il Tribunale dell’Aja, e lo fa con serenità senza paura, mostrando sempre e comunque la sua determinatezza, che gli deriva dalla sicurezza della verità.

Rinascita Balcanica