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23 giugno 2009

Accuse alla Gatti: ulteriore tentativo di sabotaggio


La Gatti Spa, proprietaria della fonderia Livnica AD Niksic, risponde alle accuse del Presidente del Sindacato Angelina Musikic, la quale ha depositato nei confronti della dirigenza italiana una denuncia penale. Contattata da Rinascita Balcanica, la Gatti Spa spiega che tale attacco è l'ennesimo tentativo volto a distogliere l'attenzione sull'evidente fallimento della strategia di sabotaggio contro la società italiana, per metterla definitivamente fuori mercato.

"Le accuse rivolte alla Gatti Spa sono falsità e banali tentativi di screditare la nostra società, dinanzi ad un'evidente difficoltà. La società ha agito in completa trasparenza e correttezza, rispettando il contratto di acquisto e di investimento, ricevendo in cambio ostruzionismo, indifferenza e gravi danni alla produzione e all'azienda". Queste le parole di Giovanni Gatti, Presidente della Gatti Spa e proprietario della fonderia Livnica AD Niksic, rispondendo così alle forti accuse del Presidente del Sindacato della fonderia, Angelina Musikic, la quale ha depositato nei confronti della dirigenza italiana una denuncia penale. Un attacco che è stato definito dalla Gatti un assurdo tentativo volto a distogliere l'attenzione sull'evidente fallimento della strategia di sabotaggio contro la società italiana, per metterla definitivamente fuori mercato. Di fatti, in un periodo di forte crisi per il comparto siderurgico del Montenegro - che ha visto la disfatta delle operazioni di privatizzazione e la relativa nazionalizzazione delle società in una situazione di grande disagio sociale, come accaduto anche per la Kombinat Aluminjiuma Podgorica dei russi - la Livnica di Niksic poteva essere definita una delle poche operazioni di privatizzazione che avrebbe portato ad una ripresa economica del settore, grazie agli investimenti apportati e il collocamento della società in un mercato europeo.

Molti sono stati i tentativi della società Zeljezara di sottrarre spazio e proprietà alla Livnica, la quale si stava proiettando verso un aumento della produzione grazie ad ordinativi e commesse a livello internazionale. I continui controlli e gli investimenti profusi, nonché la stessa intercessione dell'Agenzia per la Privatizzazione del Montenegro, non sono bastati ad allontanare dalla fonderia di Niksic ogni spettro del fallimento. Così, dopo più di un anno di sciopero di una parte dei lavoratori, e le molteplici misure della società italiana presso le autorità giudiziarie, non si è giunti a nessun sviluppo della situazione, tale che la Gatti decide di citare la Zeljezara dinanzi alla Corte di Arbitrato internazionale di Parigi. Nel frattempo, lo scorso mese di aprile, su iniziativa del Ministro Branimir Gvozdenovic, è stata formata un gruppo di lavoro con il compito di proporre una soluzione ai problemi della Livnica AD Niksic, accettabile sia per i dipendenti che per la dirigenza Gatti, e riavviare la produzione della fonderia. Durante l'ultimo dei quattro incontri, tenutosi lo scorso 26 maggio, è stato avanzata una proposta di soluzione che prevede il riavvio della produzione della Livnica con gli operai che hanno dato la loro adesione a continuare il rapporto di lavoro nonchè i licenziamenti dei lavoratori in esubero a condizione che la società si faccia carico della liquidazione del TFR. Da parte sua, il Governo del Montenegro si impegna a stanziare, tramite il Fondo del Lavoro, i mezzi monetari aggiuntivi con cui pagare i dipendenti, e tramite la Direzione per lo sviluppo delle piccole e medie aziende, realizzare un programma per il reimpiego.

Tale proposta, secondo la dirigenza Gatti, giunge sicuramente con un eccessivo ritardo, non tenendo conto dell'attuale evoluzione degli eventi, che mettono sicuramente la società italiana nella condizione di non poter accettare alcun altro accordo o compromesso pregiudiziale rispetto agli interessi dell'azienda stessa. La Gatti dunque rifiuta la riattivazione della produzione prima del ristabilimento della legalità e della sicurezza all'interno dello stabilimento, nonché la stessa liquidazione dei lavoratori, ritenuta irripetibile a causa dei danni subiti. "Prima di riprendere qualsiasi attività deve essere ripristinata la legalità nella Livnica, mentre i dipendenti dovranno essere liquidati dalle stesse autorità governative, poichè è già stato stabilito (ndr. dall'Ispettorato del Lavoro e dalla Sentenza del Tribunale Commerciale di Podgorica) che coloro che hanno provocato dei danni alla Livnica saranno licenziati e con richiesta dei danni causati", afferma la dirigenza Gatti, all'interno di una lettera formale, con la quale risponde al rappresentante della squadra governativa, Dragan Kujovic. Con questa lettera ricorda gli innumerevoli tentativi di sabotaggio della produzione della fonderia, l'indifferenza delle autorità e i gravi danni subiti dalla struttura e agli impianti in seguito all'interruzione della produzione e lo sciopero dei lavoratori. "A partire dal 10 marzo 2008 c'è stato il blocco illegale della Livnica AD, con danni alla produzione, agli impianti, con sabotaggio e diffamazione dei dirigenti da parte di alcuni dipendenti sobillati dalla Zeljezara AD e - scrive ancora la Gatti - notiamo che dopo un anno e tre mesi vi ricordate della Livnica perchè è fallito ogni tentativo irresponsabile".

La Gatti ribadisce inoltre che il contratto sottoscritto con la Zeljezara, tramite il Governo del Montenegro, è stato rispettato in ogni sua parte, come confermato sia in sede giudiziaria, dal Tribunale Commerciale di Podgorica (in primo grado e in appello) sia dalla società di revisione esterna nominata, come stabilito dalla procedura contrattuale. In seguito all'acquisto della fonderia, la Gatti è divenuta proprietaria di quasi il 98% della Livnica, quota che dà alla dirigenza il pieno controllo della società. Ricorda infine che è attualmente in atto, presso la Corte Arbitrale Internazionale di Parigi, il progetto di arbitrato contro il Governo del Montenegro, come responsabile del mancato rispetto delle condizioni pattuite, nonchè dei danni subiti dalla società per la degenerazione e l'indifferenza delle autorità nei confronti del blocco illegale di alcuni operai, stimati intorno ai 5 milioni di dollari.
Molto probabilmente, è stata proprio questa secca e fredda replica della Gatti a provocare l'ira del Presidente del sindacato che, agendo anche in contrasto alle raccomandazioni dei giudici e del Governo del Montenegro, ha deciso di tentare un ultimo gesto estremo, nell'illusione di far guadagnare tempo a chi vuole appropriarsi della Livnica. Da parte della società Gatti, possiamo aggiungere, vi è comunque una grande serenità e ottimismo, forte della consapevolezza di aver agito nel rispetto delle regole e del buon senso, ma anche consapevole delle proprie capacità imprenditoriali, anche in un momento così difficile per il Montenegro o per l'economia italiana.