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14 novembre 2014

Intervista a Michele Altamura: Ha inizio la guerra dell'Intelligence economica alternativa

Roma - La cannibalizzazione delle  multinazionali, che hanno fatto di un metodo di studio un prodotto di marketing da vendere a 'caro prezzo' ai pochi privilegiati,  deve essere contrastata restituendo alle piccole imprese il diritto all'informazione oggettiva e scientifica. E' questo quanto affermato da Michele Altamura, fondatore della Etleboro ONG e responsabile del progetto dell'Osservatorio Italiano, nell'intervista rilasciata per la rivista economica marocchina "L'Observateur du Maroc". Nelle sue parole, Altamura lancia un vero e proprio messaggio di sfida alle grandi società di consulenza e di informatica, che attraverso i loro software stanno lucrando sul diritto di informazione delle imprese,  con tecniche di concorrenza sleale e attacchi asimmetrici. "I privati hanno utilizzato per molto tempo lo Stato per introdurre leggi senza alcuna consultazione con la società civile, mentre la politica utilizza i privati per fare propaganda e celare la corruzione. Entrambi hanno fatto dell'intelligence economica uno strumento di potere e non un metodo di conoscenza - afferma Altamura nella sua intervista, continuando -. Per difendersi dagli attacchi asimmetrici e non convenzionali dei gruppi di interesse, gli Stati devono creare necessariamente delle commissioni cibernetiche permanenti, che dovranno così controllare le attività delle multinazionali, in collaborazioni con le Università, le associazioni e le piccole imprese. Dovranno essere seguite, attentamente, tutti i movimenti sui brevetti e le dinamiche di monopolio dell'informazione", conclude Altamura.

 L'Observateur du Maroc -  14-20 novembre 2014


Una formica che lotta con i grandi. Nella sua prefazione, "L'Observateur" annuncia come l'Osservatorio Italiano, dopo la sua affermazione nei Balcani, si prepari a tessere la propria Tela nel Maghreb. Il redattore evidenzia come questa organizzazione costituisca "un organo inedito di monitor e di intelligence economica alternativa", un "piccolo laboratorio, uno strumento di difesa e di informazione delle PMI". Il nostro lavoro viene inoltre definito come quello di una "formica" che riesce a competere con grandi sfide, con capacità di scegliere e colpire i propri bersagli, e le cui armi sono "informazione precisa, anticipazione ed esperienza tecnica".  Lavorando in grande discrezione - scrive l'Observateur - l'Osservatorio Italiano sta lottando a fianco delle imprese nelle cause di anatocismo e abusi bancari, fornendo un importante strumento per la preparazione delle perizie e il calcolo degli interessi passivi, come anche delle aziende che operano all'estero e sono maggiormente esposte agli attacchi dei competitor. Viene così citato il caso de La Distributrice, e quindi la sua vittoria nei confronti del Governo croato, condannato a riconoscere i crediti connessi alle risorse profuse a favore dello stabilimento croato. Annuncia, inoltre, la nuova sfida per la tutela del 'Made in Italy' dai tentativi di contraffazione, con un sistema di monitoraggio e di segnalazione nella regione dei Balcani, e presto anche nel Maghreb. Qui costruirà, infatti, una Tela di relazioni, che farà da ponte tra le piccole imprese italiane e quelle marocchine. L'Osservatorio Italiano - conclude l'Observateur - "dà così inizio la democratizzazione dell'intelligence economica", contribuendo alla creazione di una struttura responsabile, di contrasto alle multinazionali e alle grandi aziende, che impongono regole aggressive e predatorie.

23 ottobre 2014

Caso Dalmatinka: La Distributrice vince causa contro l'espropriazione illegale

Trieste - Una grande vittoria dopo anni di lavoro, boicottaggi e disinteresse da parte delle istituzioni italiane. Il Tribunale di Spalato, presieduto dal Giudice Vukovic, ha emesso questo lunedì 20 ottobre la sentenza che accoglie, in ogni sua parte, il quadro di argomentazioni de La Distributrice, dei F.lli Ladini, riconoscendo tutti i crediti impugnati, per un totale di 44.459.783,26 kune (circa 6 milioni di euro), relativi alle forniture di merci alla Dalmatinka Nova (si veda anche Intervista a Gianfranco Ladini). Un verdetto che abbatte l'intero castello di accuse della controparte di Spalato che, dal 2009 ad oggi, ha impedito alla Distributrice di agire in difesa del patrimonio dell'azienda, nonostante fosse il maggiore creditore, con diritto di controllo e di veto, saccheggiando e vendendo tutte le attrezzature. Questo costituisce un grande successo per la tenacia e determinazione degli imprenditori italiani, nonché un alto riconoscimento dell’impegno dell’Osservatorio Italiano per aver difeso un’azienda, che vedeva rinviare ed accantonare il proprio fascicolo nella dispendiosa e contorta macchina burocratica della Farnesina.

Possiamo, senza dubbio, affermare che l’Intelligence economica dell’Osservatorio Italiano ha portato a termine una dura lotta, nonostante molti abbiano nutrito forti dubbi in merito alle ragioni degli imprenditori italiani, senza mai smettere di denunciare alle autorità gli abusi subiti in violazione della Convenzione italo-croata di tutela degli investimenti. Sono stati superati grandi ostacoli, ma soprattutto il disfattismo di quei funzionari che non hanno avuto la forza di difendere un’azienda in difficoltà, che rivendicava legittimamente i propri diritti. Siamo ormai dinanzi ad una casta che vive di parassitismo, che utilizza le inaugurazioni e le presentazioni di grandi progetti per pavoneggiarsi ed aprire le strade della propria carriera. Il percorso condotto per raggiungere un tale risultato, sarà uno dei tanti tasselli che si unisce al patrimonio di conoscenze che l'Osservatorio Italiano metterà a disposizione delle imprese, nella difesa del loro mercato e della loro ricca esperienza.


Intervista a Gianfranco Ladini su "Caso Dalmatinka"  

20 ottobre 2014

La Etleboro consegna il Sistema Economico Monetario alle imprese

Roma - Nella ricerca ad oltranza per la difesa dell'imprenditoria dall'aggressione non convenzionale del sistema bancario, la Etleboro ONG ha costruito nel tempo un sistema ibrido per il monitoraggio dell'usura e degli abusi delle pratiche finanziarie.  Il sistema della Etleboro,  già noto nell'ambiente bancario, è stato perfezionato e portato a compimento dopo un periodo test. Si tratta di un software complesso, dal nome Sistema Economico Monetario (SEM), destinato ad assistere i consulenti e gli avvocati nella preparazione delle perizie necessarie per  affrontare cause giudiziarie e contestazioni.  La Etleboro coglie l'occasione per annunciare che nel mese di novembre il sistema SEM verrà  consegnato all'Osservatorio Cibernetico, che a sua volta lo metterà a disposizione di imprese e liberi professionisti, per abbattere così le difficoltà economiche e burocratiche che si incontrano per affrontare i processi di usura bancaria. Saranno infatti ridotti i costi e le tempistiche per elaborare i dati economici e preparare il materiale probatorio, fornendo così un valido strumento di prevenzione e di difesa dalle aggressioni delle banche.

15 ottobre 2014

Le tifoserie come eserciti clandestini delle lobbies

Banja Luka - Soci nella criminalità, divisi nelle parole. Sono i nazionalisti dell'ultima ora, spalleggiati da pseudo-analisti che agitano le folle per avere un po' di gloria, romanzando una storia interminabile di bugie e di ignoranza, intessuta al punto da far dimenticare i problemi reali di entrambi i Paesi. In realtà, questa partita è "grasso che cola" per entrambi i governi che, presi dalla loro brama auto-celebrativa, drogano e inflazionano quella che è la realtà dei fatti. Lo si avverte dall'evidente ipocrisia delle dichiarazioni che giungono sia da parte albanese che serba, non essendo riuscite ad intervenire in maniera politica per evitare questo infimo spettacolo. Le tifoserie balcaniche sono note per essere tra le più violente, ma anche quelle finanziate da chi gestisce interessi economici e affari, e probabilmente hanno voluto lanciare un monito a chi stringe troppo in fretta le mani e non mantiene le distanze, oppure non rispetta gli accordi.

In questi giorni, la stampa ha continuamente alimentato odio e violenza, mentre i politici promettono integrazione e progresso economico. Un'ipocrisia pagata "a suon di ossa" lanciate dai primi ministri, costringendo le piccole aziende a pagare gli sponsor ai giornali amici, per poi andare in Russia ad abbracciare la fratellanza russa, dopo aver stretto le mani ai tecnocrati europei. Lo stesso può dirsi per l'Albania, dove addirittura il Governo ha approvato l'aumento delle tariffe energetiche e un pacchetto di leggi che introduce doppie istituzioni, nel silenzio degli ambasciatori e della Comunità Europea. Sembrano essere tutte notizie "banali" dinanzi all'avvicinarsi della partita Serbia-Albania, divenuta ben presto unico fatto di discussione pubblica. All'indomani dello spettacolo a cui abbiamo assistito, possiamo affermare che non ha alcuna importanza di come siano andati davvero i fatti, perché i media non aspettavano altro. La situazione era tesa ormai da mesi e l'esito era tutt'altro che inaspettato, mentre quella della bandiera della 'Grande Albania' è stata una bravata di singoli gruppi, un gesto fine a se stesso. Un gesto che la dice lunga sulla follia di Paesi ancora ostaggio dei meccanismi delle tifoserie, dei tycoon e delle mafie locali, nonostante gli sforzi di occultare i problemi con stucchevoli programmi di democrazia. Infatti, la classe politica, sia serba che albanese, non ha perso tempo a cavalcare l'onda mediatica nazionalistica ed inscenare una misera propaganda, che si sta già gradualmente spegnendo all'ombra di un nuovo spettacolo. Per Belgrado questa vicenda è già acqua passata e si prepara ad accogliere Putin, mentre il Premier albanese ha colto l'occasione per far passare indisturbato l'aumento delle tariffe energetiche, lasciando i "media amici" speculare all'infinito sulla partita.

Ovviamente se la stessa partita fosse stata sospesa per incidenti tra tifoserie in Italia o in Inghilterra, la notizia non avrebbe provocato lo stesso scalpore. L'esasperazione dei toni "nazionalisti" è stata sapientemente voluta da entrambe le parti, che hanno avuto l'occasione di riversare su un banale evento di cronaca la responsabilità della cronica incapacità a cambiare. L'Europa dovrebbe invece riflettere bene su quale sia il ruolo della Serbia e dell'Albania in questo momento: due Stati falliti, che organizzano tour diplomatici per racimolare soldi, lasciano saccheggiare le proprie aziende e organizzano traffici per far quadrare il bilancio. C'è da chiedersi quanti soldi ha speso l'Europa con i suoi piani per l'integrazione, se poi basta "una bandiera" per scatenare un caso diplomatico. In tal senso, lo sport è stato il campo di azione degli eserciti delle lobbies, servendo il "nobile scopo"  di mettere in discussione dei progetti energetici che stavano unendo due nazioni. Ancora una volta, è un gasdotto a compromettere l'equilibrio interno delle nazioni.

01 ottobre 2014

L'Osservatorio Cibernetico presenta petizione europea per il Made in Italy e contro l'abuso della bandiera italiana

Roma - L'Osservatorio Cibernetico ha inoltrato la prima petizione europea per la difesa del 'Made in Italy' e il contrasto alla pubblicità ingannevole a tutela dei consumatori. A questa iniziativa ne seguiranno altre, affinché i deputati e gli europarlamentari italiani si facciano portavoce di questa campagna contro l'abuso della "bandiera italiana" su prodotti contraffatti e di imitazione, o che comunque non sono prodotti in Italia. Saranno quindi presentate delle interrogazioni in seno alla Camera dei Deputati nonché del Parlamento Europeo, affinché siano prese delle misure o vengano fatte le dovute segnalazioni alle autorità competenti per la difesa del 'Made in Italy'. Un particolare messaggio sarà rivolto alle nostre ambasciate, a cui chiediamo di inviare delle lettere di protesta per la violazione delle norme europee che i singoli Paesi candidati o membri dell'UE sono tenuti a rispettare. Inoltre, l'Osservatorio Cibernetico ha formato un gruppo di lavoro per il monitoraggio dei mercati e la gestione dei rapporti con la comunità europea e le istituzioni italiane preposte.  E' nostra intenzione portare avanti una serie di iniziative che facciano dell'intelligence economica un vero e proprio braccio operativo delle piccole e medie imprese italiane, che sui mercati esteri sono particolarmente vulnerabili. 

15 settembre 2014

L'Osservatorio Cibernetico per la difesa del 'Made in Italy'


Roma - Con la costituzione dell'Osservatorio Cibernetico-Associazione Italiana per la Cibernetica Economica, nato da una costola della Tela della Etleboro ONG (vedi comunicato), l'Osservatorio Italiano intraprenderà una serie di misure legali e strategiche per la tutela del "Made in Italy" all'estero. In tale percorso, l'associazione potrà contare sull'esperienza e i supporti tecnologici, nonché sul sostegno professionale e mediatico dell'Osservatorio Italiano, in un'area che si estende dal Mediterraneo all'Eurasia. Allo scopo di contribuire alla difesa dell'italianità industriale, l'Osservatorio Cibernetico attuerà un costante monitoraggio dei sistemi cibernetici finalizzati alla commissione di crimini invisibili, dei tentativi di disinformazione e di diffamazione nonché dell'aggressione non convenzionale di banche e gruppi di interesse.Siamo dinanzi ad una vera e propria guerra economica, nei cui confronti le aziende italiane sono del tutto inermi e vulnerabili, anche perché le tecniche e i sistemi di aggressione evolvono in maniera rapida e con dinamiche imprevedibili. L'integrazione dei mercati transnazionali ha dato origine a fenomeni sempre più dilaganti, come l'abuso dei simboli dell'italianità per contrassegnare prodotti contraffatti o di origine non italiana. Una distorsione che crea danni inestimabili alle piccole e medie imprese che tentano di entrare o già operano su mercati esteri, e sono invece continuamente esposte agli attacchi di concorrenti sleali, ignorando normative comunitarie e regole commerciali. Infatti, sono sempre più numerosi i prodotti che presentano dei riferimenti all'Italia - tricolore o richiami dello "stivale", denominazioni italianizzate - e che vengono liberamente commercializzati sui mercati europei, in particolare nell'Est Europa, ma anche nel Nord Africa e nella Comunità degli Stati indipendenti, dove le normative comunitarie e del WTO sono inefficaci.

Prodotto della PIK (Croazia) che riporta una bandiera italiana
accanto al nome "Milansko", lasciando intendere un chiaro riferimento
 all'imitazione del salame milanese, senza però esserci un reale legame
con l'insaccato prodotto in Italia. 

L'azione dell'Osservatorio Cibernetico avrà così inizio nell'area dei Balcani, che presenta due mercati integrati (Croazia e Slovenia) ma non del tutto allineati alla normativa europea sulla tutela dei prodotti di origine controllata o sulla pubblicità ingannevole.  Molti sono i prodotti che devono il loro successo ad un richiamo esplicito all'Italia ed alla intrinseca qualità che da ciò ne deriva, come il loro posizionamento sul mercato e l'impatto sui consumatori. "Sebbene più volte la giurisprudenza comunitaria riduce i margini di tutela alle denominazioni DOP ed IGP, resta un problema di tutela dell'italianità. Una soluzione è da ricercare nel diritto dei consumatori a non essere ingannati, a ricevere un messaggio corretto", afferma Mario Emma, avvocato dell'Osservatorio Cibernetico che seguirà le azioni legali intraprese. "Se un prodotto sulla propria confezione mostra i colori del tricolore italiano ed il nome 'Milano', allora la provenienza deve essere italiana. In caso contrario, si tratta di pubblicità ingannevole che va perseguita in ambito comunitario nonché presso i tribunali nazionali, per rivendicare l'effettivo allineamento alle regole commerciali europee", aggiunge l'avvocato Emma. A tal fine, l'Osservatorio presenterà una serie di petizioni dinanzi al Parlamento Europeo, per sollevare i numerosi casi di società dei Balcani che utilizzano in maniera illecita i richiami al 'made in Italy', mentre ogni compagnia riceverà un'esplicita intimazione a rimuovere ogni contrassegno abusivo, per non incorrere in una querela. L'associazione si costituirà come parte civile nei procedimenti volti al riconoscimento dei diritti delle imprese italiane e dei reati commessi da terzi. L'Osservatorio Italiano, dal suo canto, si sta impegnando a creare un coordinamento con le imprese, facilitando la formazione di consorzi e cartelli per contrastare gruppi societari e lobbies. L'intelligence economica della Tela sta confluendo nella strategia di supporto alle imprese, mettendo a loro disposizione il sistema informatico perfezionato in questi anni e la componente strategica italofila, professionalizzata sulla base delle metodologie e delle tecniche di analisi della Etleboro.

12 settembre 2014

La Etleboro fonda l'Osservatorio Cibernetico per la difesa delle imprese italiane

Logo della Tela della Etleboro
Taranto - La Etleboro ONG ha ufficialmente costituito l'Osservatorio Cibernetico-Associazione Italiana per la Cibernetica Economica. Alla sua guida, il consiglio di amministrazione della organizzazione di Banja Luka ha nominato come presidente il Dott. Roberto Cossu, e l'Avvocato Mario Emma come legale.  La struttura agirà come ente senza scopo di lucro e sarà rivolta allo studio e il monitoraggio dei sistemi cibernetici finalizzati alla commissione di crimini invisibili, alla difesa della piccola e media impresa dall'aggressione non convenzionale bancaria, nonché a tutelare il 'Made in Italy' nel mondo. Nella sua crescita ed evoluzione, l'associazione verrà affiancata dalla Tela della Etleboro, dall'Osservatorio Italiano, per cui potrà contare su una presenza in circa 20 Paesi dell'area del Mediterraneo e dell'Eurasia.  Essa assumerà, quindi, il metodo di intelligence economica della Etleboro che, forte dei risultati ottenuti nella difesa delle imprese italiane nei Balcani, sarà adottato dall'Osservatorio Cibernetico per assistere le aziende nel loro percorso di internazionalizzazione, proteggendole dalle insidie della disinformazione e degli attacchi non convenzionali esterni.  "Se le banche attaccano le nostre aziende e le usurano, noi risponderemo colpo su colpo, ci difenderemo con gli stessi mezzi", afferma Michele Altamura, cofondatore dell'Associazione.  

03 settembre 2014

Una 'Srebrenica ucraina' per nascondere la sconfitta della NATO già annunciata?

Roma - Il grande allarmismo dei media occidentali e le speculazioni circa la possibilità di un dispiegamento delle truppe della NATO lungo i Paesi baltici, sono l'evidente sintomo della completa disfatta dell'esercito ucraino e delle brigate paramilitari supportate dall'Alleanza Atlantica. Come anticipato dall'Osservatorio Italiano, le truppe e i mercenari di supporto all'Ucraina sono stati accerchiati e bloccati dai filo-russi, che intanto preparavano l'apertura di un corridoio verso Mariupol e Odessa. L'umiliazione della strategia militare occidentale è tale che non si possono escludere atti scellerati ed eclatanti, per nascondere una disfatta segnata già in partenza, nonostante la mobilitazione multinazionale. Così la NATO potrebbe inviare un esercito regolare non per combattere la Russia, bensì per riprendere il controllo del territorio e riparare alle moltissime defezioni all'interno dell'esercito ucraino. I mercenari, infatti, non sono più disposti a combattere, ed è ormai chiaro che questa guerra non è per la "Santa Ucraina", bensì per gli oligarchi di turno.  L'Ucraina ha perso la guerra per la sovranità, non è più uno Stato ma una crocevia di gasdotti ed un'enorme linea di confine tra i due blocchi. Una realtà che sarà dura da accettare per le lobbies che hanno investito molto in questa 'rivoluzione del Maidan'. Cercheranno quindi un nuovo teatro di scontro, una tragedia umanitaria da dare in pasto ai media, una sorta di "Srebrenica ucraina" , in modo da sacrificare le fila paramilitari armate e pronte a rivoltarsi contro.  
Intanto, la Russia ha disposto con urgenza un cambiamento di strategia, dietro un apparente cessate-il-fuoco, che sembra essere maggiormente una manovra tattica per difendere le posizioni conquistate, e scongiurare ogni tentativo della NATO di aprire un nuovo fronte all'interno dell'Ucraina e vicino ai confini della Russia. In questa delicata fase diplomatica, il nostro Ministro Mogherini dovrebbe prestare maggiore cautela nelle dichiarazioni che rilascia con così grande spavalderia, ricordando ancora una volta che la Russia è ancora un paese partner e ha esposto chiaramente le sue intenzioni. Infatti, troppo spesso gli analisti delle intelligence occidentali hanno sottovalutato la reazione di Mosca, nell'illusione che fosse gestibile e manovrabile con azzardi mediatici. D'altro canto, le dichiarazioni della diplomazia europea non possono avere "due pesi e due misure", aggredendo di principio la Russia e tollerando l'aggressività della Polonia, nonostante l'evidente coinvolgimento nel conflitto ucraino, accettando l'installazione sul suo territorio di cambi di addestramento per mercenari. In tal senso, le parole della Mogherini fanno solo da eco ad una linea politica condotta dai Paesi Baltici, dagli Stati Uniti e dalla Polonia, mentre la stessa Germania sta cedendo il passo ad un nuovo approccio nei confronti di Mosca.

01 settembre 2014

Un ruolo di arroganza che non ci compete

Roma - La carica di Alto Rappresentante per la politica estera europea va ad un Paese che non ha una "politica estera". Questa l'evidente constatazione dell'operazione portata a termine dal Governo italiano, nella convinzione che sia un valido riconoscimento del suo peso politico in Europa. Molti sono stati i dubbi sollevati da coloro che guardano questa nomina con molto scetticismo, mentre - da parte nostra - non vogliamo essere del tutto disfattisti. Auguriamo al Ministro Mogherini di essere all'altezza di un mandato di grande responsabilità per la nostra "Italia europea", senza però dimenticare quale sia il complesso scenario con cui dovrà confrontarsi. Bisogna infatti fare i conti con la realtà, e capire il perché di questo incarico affidato all'Italia come un 'contentino', per poi ritornare dietro le fila di chi davvero detta le direttive della politica estera. Il nostro timore principale non è legato al funzionario che è stato scelto per tale nomina, bensì alla reale esistenza di questa "strategia nazionale" di cui la sua nomina è parte. Se non per altro, il passato è testimone dell'inconsistenza di questi grandi progetti strategici, anche perché, da un punto di vista storico e politico, l'Italia è nell'impossibilità materiale di portare a termine una propria strategia che vada contro gli interessi delle grandi lobbies. Tale mandato, in altre parole, sarà quindi un onere che il nostro Governo dovrà sostenere, impegnandosi ad abbandonare ogni sorta di politica parallela del passato, quando si destreggiava tra i grandi blocchi e i Paesi non allineati. 
Purtroppo il nostro Primo Ministro ha già fallito nella sua strategia di ascesa in Europa, facendo un passo indietro sul Mare Nostrum e concedendo il diretto accesso al Mediterraneo ad una nuova agenzia europea Frontex. E pensare che questo 'grande successo' è stato ottenuto grazie ad una campagna mediatica fatta sugli extracomunitari, mascherando l'esigenza di coprire il bilancio per il pattugliamento delle acque con una missione umanitaria. Allo stesso tempo, l'Europa del Nord ha accettato di sostenere il progetto italiano, a fronte della partecipazione al programma sovvenzionato da fondi europei. L'Europa avrà quindi a disposizione nuova manodopera disposta a lavorare, e a pagare i contributi e le pensioni agli europei. Una descrizione, questa, che potrà sembrare troppo semplicistica, ma descrive uno scenario molto verosimile, e che corrisponde all'opinione diffusasi nei circoli diplomatici di Bruxelles.

L'Italia accetta quindi di aderire pienamente ad una politica estera anglo-americana che storicamente non gli appartiene, e così di assumere un ruolo di arroganza che non gli compete. Abbiamo visto i popoli del Mediterraneo sconvolti dalle primavere arabe scatenate da George Soros e sfociate nella violenta aggressione della Libia. Le fiamme che tutt'oggi si alzano su Tripoli sono l'emblema dell'errore e dell'incompetenza dei monitor europei, che hanno dato carta bianca alla cannibalizzazione delle multinazionali. Abbiamo assistito alla crisi siriana e ad un fantomatico attacco con armi chimiche, mentre nel frattempo veniva creato l'ISIS, grazie al sostegno dei partiti europei e del congresso americano. Per non dimenticare poi l'Ucraina, dove il sogno dell'integrazione europea ha fatto rispuntare le svastiche e ha trasformato una protesta in un colpo di Stato, sino a trascinare il Paese in una guerra di contractor e bande armate. Tutti "errori di valutazione" di una diplomazia europea che non è stata in grado di arginare nessuna crisi, né di confermare le informazioni che giungevano dai media: nessuno aveva il controllo della situazione, nonostante agisse con spavalderia, minacciando sanzioni e interventi militari. Il bluff è durato abbastanza, già messo a dura prova dalla vittoria di Damasco sulle forze islamiche, e non riuscirà a reggere la sfida di Paesi che sono in guerra da decenni, come la Russia. Le nuove sanzioni proposte dall'UE sono la prova evidente della debolezza della NATO dinanzi allo sfondamento delle milizie filo-russe, che ormai hanno accerchiato le truppe ucraine. Mosca infatti non si fermerà, e andrà avanti sino a chiudere gli ucraini nell'entroterra, annettendo le regioni che affacciano sul Mar Nero, per riprendersi così il territorio di "sua proprietà" perché l'Europa non ha pagato i propri debiti. Sino a quando si andrà avanti con la politica delle sanzioni, non si potrà arginare l'ondata russa, e si indebolirà ancor più l'economia europea.   

Ciò premesso, ci auguriamo che il nuovo Alto Rappresentante e il suo staff siano in grado di affrontare questo mosaico così articolato, con dei monitor che siano all'altezza di confermare le informazioni della CNN e di Al Jazeera, prima di appoggiare bombardamenti e decisioni estreme. In caso contrario, si varcherà un punto di non ritorno, e il grave peso degli errori commessi ricadranno sui cittadini e le imprese, che dovranno così pagare il prezzo di questi azzardi di megalomania. Troppe, infatti,  le viste di questa 'diplomazia europea' che da tempo ormai gioca con il destino dei popoli europei e dei Paesi candidati all'adesione, promettendo fondi miliardari e prosperità, creando illusioni e disillusioni, e alimentando nuove crisi insanabili. Vogliamo credere che i fondi europei destinati ai media siano davvero per la democrazia, e non per nascondere il furto e lo sperpero dei soldi dei contribuenti europei, per pagare consulenze e contratti di assistenza tecnica, mentre le Commissioni chiudono gli occhi su casi di evidente corruzione di 'società amiche'. Un'abile manovra che in Europa o in America si chiama lobbying, mentre in Italia è mafia.

Quindi, se davvero la dirigenza italiana vuole cambiare le cose in Europa, deve cominciare a mettere in discussione l'affidabilità dei suoi interlocutori e dei monitor delegati, perché la storia recente mostra un'infinita serie storica di figuracce. A questo proposito, i Balcani sono un ampio bacino di ispirazione. Basti pensare alla Bosnia, dove per oltre cinque anni si è parlato di una sentenza della Corte Europea inattuabile, o ancora all'Albania, dove l'allora inviato europeo (attuale capo gabinetto del Ministro Mogherini) si è personalmente esposto per sostenere la campagna elettorale dell'attuale Premier. Occorrerà maggiore prudenza e trasparenza, ma anche molta cautela, perché ogni decisione presa per volere dell'UE, così lontana dalla vita reale dei cittadini, si ripercuoterà inevitabilmente sull'economia italiana, già debole.  Il nostro augurio è che questo mandato italiano segni la svolta della politica europea, e non sia solo un "premio di consolazione" per dare ampio spazio a terzi di agire e di prendere le decisioni che contano. In altre parole, speriamo che l'immagine delineata dal The Economist resti una provocazione e non sia una satira di quella che sarà l'Europa nei prossimi anni.

02 agosto 2014

L'Osservatorio Italiano lancia monitor nel Sahel. Nasce progetto italo-libico

Roma - Si amplia e assume un profilo sempre più territoriale, il progetto che l'Osservatorio Italiano sta conducendo nell'area del Mediterraneo, per espandersi oggi nella fascia sud-sahariana del Sahel. Dopo aver intrapreso con successo un percorso di monitoraggio della regione del Nord Africa, dalla Mauritania al Libano, è stato già reso operativo il gruppo di lavoro per Mali, Niger, Chad e Sudan, mentre sarà potenziato quello che opera nel Maghreb e nell'Asia Centrale. Nuove aree da esplorare, altri teatri di guerra e di scontri per l'accaparramento delle risorse,  dietro la regia di multinazionali e gruppi di interesse, che manovrano veri e propri eserciti. Ormai gli Stati non hanno più il controllo della situazione, perché le istituzioni sono state sopraffatte dai privati, e gli eventi in Ucraina e nel Nord Africa ne sono un esempio. Si sta così innescando un processo di destabilizzazione trasversale, dal Mediterraneo all'Eurasia, che potrebbe non avere fine. Ampliare lo spettro di osservazione è quindi divenuta un'esigenza per tutelare e salvaguardare gli interessi delle nostre aziende.  Nascerà inoltre un nuovo progetto di cooperazione italo-libico, per dare alle imprese italiane un fronte di negoziazione più solido. Sarà fondata una ONG sul territorio che fornirà assistenza logistica e informazione analitica per muoversi con maggiore sicurezza in questa regione strategica. In questo momento di caos ed incertezza, le imprese italiane devono essere protagoniste,  non compatirsi ed indietreggiare: bisogna avanzare ed essere propositivi, per poter così instaurare un giusto rapporto con i Paesi vicini, al di là della politica degli alti vertici. La nostra piccola organizzazione ha già fatto passi importanti in tal senso, anticipando gli eventi ed evidenziando distorsioni, mentre le imprese del "made italy" devono riacquistare autorevolezza e riconquistare il mercato che gli appartiene.

01 agosto 2014

Ex dipendente della Kfor oggi terrorista dell'ISIS

Pristina - Lavdrim Muhaxheri, ormai leader dei combattenti albanesi nel gruppo paramilitare dello Stato Islamico dell'Iraq, Sham o ISIS, nella guerra in Siria e in Iraq, in precedenza ha lavorato come dipendente presso la base americana della Kfor di Bondsteel, in Kosovo, e per la NATO in Afghanistan. Nel periodo di Ramadam nel 2013, è stato anche parte delle attività della BIK (Comunità Islamica del Kosovo) a Kaçanik, il che viene evidenziato da diverse foto. Lo stesso, noto come il Comandante Muhaxheri, è stato eletto lo scorso anno capo degli Albanesi che fanno parte dell’ala dei ribelli contro il regime di Bashar al-Assad, ma non la parte che cerca la democrazia in Siria, ma il braccio che vuole una Siria con la Sharia – si tratta di gruppi vicini ad Al-Qaeda. 


Lavdrim Muhaxheri, cittadino kosovaro di Kaçanik, circa un mese fa, insieme ad altri terroristi, ha strappato pubblicamente il passaporto della Repubblica del Kosovo, e gli altri hanno distrutto anche i passaporti albanesi, con la motivazione che "i musulmani sono un unico popolo e non hanno bisogno di passaporti, perché appartengono allo Stato dell’Islam". Dopo la diffusione di tale video, in questi giorni, Muhaxheri ha pubblicato sul suo profilo di Facebook, delle foto di una violenza inaudita, lo si può vedere mentre taglia la testa ad un giovane adolescente sciita con un coltello.
Tali immagini hanno sconvolto l’intera opinione pubblica albanese, sia del Kosovo, che della Fyrom e dell’Albania, compresa anche la comunità musulmana, la quale ha condannato, Lavdrim Muhaxheri. "Non dite schifezze. In primo luogo dovete conoscere la storia di quanto è successo ed invece state scrivendo qui parole senza senso. Che Dio vi maledica", ha scritto Muhaxheri, maledendo tutti coloro che lo contrastano e lo offendono.


Tuttavia, una persona intervistata dal quotidiano kosovaro Express, rientrata di recente dalle trincee della guerra in Siria, ha negato che Muhaxheri è comandante degli Albanesi. Quest’ultimo ha riferito che è solo il garante per gli Albanesi che entrano a far parte dei jihadisti. Nel corso delle ultime settimane, la polizia kosovara ha arrestato llir Berisha, Jetmir Kyçyku e Sedat Topjani, e ha dichiarato Burim Ballazhi ricercato. Tutti sono sospettati di attività terroristiche, e di relazioni ed amicizia con Muhaxheri. Inoltre l’Express riferisce che oltre 10 Kosovari si stanno preparando a degli attacchi terroristici-kamikaze in Kosovo e che potranno attaccare anche luoghi del Governo e persino i campi della KFOR, senza escludere le altre istituzioni di sicurezza. I suoi amici raccontano che Lavdrim Muhaxheri è stato associato alle correnti estremiste solo alla fine del 2012, inizialmente all’associazione locale "Parimi", da cui più tardi è nata l'associazione "Gioventù Islamica - Kaçanik" dove Lavdrim Muhaxheri ha la carica di "Emiro" – cioè di leader dell'ala militare del organizzazione.

Quest’ultimo, ha aderito alla guerra in Siria, come mujaheddin, nel 2012, per ritornare un anno dopo. Fino alla metà del Ramadan del 2013 era in Kosovo, mentre in seguito è rientrato unendosi ai combattenti in Siria, acquistando una posizione di leadership. Lavdrim Muhaxheri è diventato inizialmente famoso con un video pubblicato su Youtube dove invitava i giovani albanesi ad unirsi alla guerra in Siria. Successivamente ha preso il ruolo principale negli scontri interni di resistenza contro Bashar Al Assad, che fu anche il primo degli Albanesi che apertamente ha confermato che vi sono profonde divisioni tra i rivoluzionari. Lavdrim Muhaxheri guida la frangia albanese, tra cui quelli dell'Albania e della Fyrom-Macedonia, nella struttura all'interno dell’ISIS composta dagli stranieri, che sono migliaia, oltre 10 mila di cui 2 mila da tutta l’Europa.

Dopo la violazione del profilo su Facebook di Lavdrim Muhaxheri, i suoi amici hanno subito reagito aprendo un profilo con il nome "100.000 Klikime Ne Perkrahje te Lavdrim Muhaxheri". Intanto fonti affidabili all’interno delle strutture di sicurezza in Kosovo hanno dichiarato, attraverso "Indeksonline" che Lavdrim Muhaxheri, mentre il Kosovo si stava preparando a proclamare l’indipendenza, era stato contattato dal Servizio Informativo della Serbia, conosciuto come BIA. "Lo scopo della BIA era che all'interno del Kosovo ci fossero degli elementi religiosi radicali per destabilizzare il Paese alla vigilia dell'indipendenza. Il contatto e la cooperazione con Lavdrim Muhaxheri sono stati realizzati pochi mesi prima della dichiarazione di indipendenza", hanno detto tali fonti, secondo cui gli individui estremisti in Kosovo sono il prodotto delle strutture statali della Serbia, che in continuazione hanno cercato di fare del Kosovo un coacervo di radicalismo. Un giorno prima, il Presidente del Kosovo organizzò una riunione speciale presso la Presidenza con i capi delle strutture di sicurezza, incentrando la questione proprio su Muhaxheri, al fine di attuare delle misure per prevenire e condannare tali strutture, in modo che il Kosovo non diventasse alloggio per tali movimenti radicali di stabilizzazione del Paese.

L'Osservatorio Italiano tratta per il passaggio di aiuti in Libia

Roma - Dinanzi all'escalation di violenza in Libia, l'Osservatorio Italiano sta utilizzando la sua rete nel Maghreb per trattare con le milizie per aprire un corridoio per il passaggio degli aiuti. La Tela italiana è oggi in prima linea, nel pieno di un'evacuazione frenetica e caotica. Molti stanno scappando e disinformano sui gravi eventi che stanno colpendo la Libia. Da parte nostra, cerchiamo di tenere alto il nostro Tricolore, perché in questi momenti, piccole eroiche azioni servono al domani.

25 luglio 2014

Osservatorio Italiano intervista Amedeo Matacena. La Giustizia all'italiana

"Il mio caso farà giurisprudenza. Quando nulla sarà più possibile per veder riconoscere legalmente la mia innocenza, sarò pronto a rientrare". Questo quanto affermato  nell'intervista rilasciata all'Osservatorio Italiano dall'ex parlamentare Amedeo Matacena, il quale si trova attualmente a Dubai, in attesa di un riscontro al ricorso presentato alla sentenza della Cassazione, per poi ricorrere eventualmente alla Corte Europea di Strasburgo. Il caso Matacena getta così ulteriori ombre sugli abusi della magistratura, estremamente politicizzata ed oltre i limiti posti dallo stato di diritto. Tali distorsioni vanno ad indebolire ancora di più l'economia italiana, che diviene maggiormente vulnerabile alle pressioni delle lobbies straniere. Dopo la sentenza di assoluzione dell'ex Premier Berlusconi, ci si pone molte domande sulle metodologie di indagine della Procura, e sull'eccessiva strumentalizzazione dei media, che hanno fatto del 'gossip' uno strumento di pressione e di diffamazione gratuita. Molti sono ormai i casi di criminalizzazione dell'imprenditoria italiana per il  cosiddetto "concorso esterno in associazione mafiosa", che hanno consegnato poi a gruppi di interesse stranieri interi patrimoni, ormai svalutati. Bisogna, a questo punto, definire con maggiore puntualità che cos'è la "mafia", perché anche i cartelli di lobbying e le società di consulenza agiscono con "metodologie di stampo mafioso", ricorrendo a ricatti, violenze ed attentati. In questa congiuntura economica storica, anche la criminalità ha cambiato il suo volto, e mentre la magistratura insegue inchieste '"da gossip",  l'Italia è sempre più esposta agli attacchi economici esterni. 

"E' nostro dovere batterci e difendere il diritto alla legalità, ma nessuno creda di avere l'esclusiva della legalità e della moralità".

Secondo lei, esiste il ragionevole dubbio che l’indagine che la riguarda possa essere stata condizionata da appetiti verso le sue attività imprenditoriali?
Certamente è possibile che, avendo provato nel passato la società di famiglia ad esercitare una leale concorrenza sullo stretto di Messina, alcuni interessi di parte abbiano condizionato l'indagine. Bisogna aggiungere a ciò che la società di famiglia sta conducendo in questo momento un’azione risarcitoria nei confronti dello Stato italiano per circa  190 milioni di euro. Non riesco ad immaginare le conseguenze se l’azione risarcitoria dovesse essere riconosciuta dal Consiglio di Stato ora o dalla Corte Europea, alla quale si può ricorrere dopo in caso di soccombenza. Credo di non esagerare nel dire che ci sia molta attenzione nei miei confronti.

Da dove deriva tale ingente somma di risarcimento?
L’azione risarcitoria deriva dalla mancata autorizzazione da parte dell’Autorità Marittima Italiana, di attivare la linea di collegamento navale tra le due sponde dello stretto di Messina,  alla società di famiglia, che era in concorrenza con le Ferrovie dello Stato (Bluvia e un altro operatore privato). Si chiedeva di rompere un monopolio, nel rispetto della legge italiana e della relativa direttiva europea, per la quale nessuna azienda può operare in regime di monopolio o utilizzare in esclusiva le banchine dei porti italiani e comunitari.

Si è parlato molto degli investimenti energetici nei Balcani, di grandi affari ma pochi andati a buon fine, su cui l’Osservatorio Italiano ha più volte sollevato dubbi. Qual è il suo parere circa la fattibilità di questi progetti?
Non ho mai provato a fare un investimento nei Balcani, di nessun tipo e genere. Mi è stato proposto un investimento in Albania nel settore idroelettrico, sul quale ho ricevuto un business plan, che ritenevo potenzialmente valido. Tuttavia, la mia attuale posizione mi impedisce qualsiasi tipo d’impegno imprenditoriale.

Come vede da Dubai l’evoluzione della politica italiana, rispetto a quella degli altri paesi europei?
Vedo un Paese che sta provando a fare ogni sforzo con intelligenza per ammodernarsi ed uscire dalla crisi globale presente in forme e modi diversi, anche a Dubai. Infine, mi sembra che siano sotto gli occhi di tutti gli ultimi dati economici sulla Germania, che sta cominciando ad accusare la crisi.

A suo parere, l’economia italiana è esposta maggiormente a pressioni di lobbies economiche esterne oppure alle distorsioni innescate dal sistema giudiziario?
Ad ambedue.

Le recenti vicende giudiziarie dello scenario italiano vedono aumentare sempre più la strumentalizzazione dei media da parte della magistratura. Un circuito vizioso, che l’Osservatorio Italiano ha definito “Mafia del Gossip”, in cui i media pilotati da interessi privati, vengono utilizzati dai magistrati per inquinare i processi, estorcere prove e incutere pressioni psicologiche. Considerando anche la sua personale vicenda, Lei crede che l’assoluzione di Berlusconi abbia dato i primi segnali del fallimento di questo sistema?
Se non fosse una domanda sarebbe la mia risposta. Il caso Berlusconi è in assoluto inquietante, perchè la differenza di valutazione tra il primo ed il secondo grado di giudizio è incredibile, è intervenuta una decisione diametralmente opposta.

Può delineare con maggiore precisione le responsabilità dei media, e quindi evidenziare quali sono stati i punti su cui i media hanno fatto maggiore disinformazione, danneggiandola? Cosa hanno deliberatamente omesso, e su cosa hanno intenzionalmente mentito?
Hanno deliberatamente omesso che rappresento l’unico caso giudiziario nella storia italiana alla quale vengono arrestate contemporaneamente madre e moglie, nonostante la mia persona sia sempre stata assolutamente identificabile e collocabile a Dubai. Sono libero di circolare, di frequentare luoghi pubblici, con l’unica restrizione dell'obbligo di firma una volta a settimana, per confermare la mia presenza localmente. Infatti, esiste una sentenza delle sezioni unite della Cassazione penale (n. 21035/03 del 26/3/2003, Caridi, Cassazione penale 2003, 2549 s.), che evidenzia che da quando sono stato arrestato a Dubai, non sono più formalmente latitante. 
Inoltre, non è stato evidenziato - in particolare - che quanto supposto dalla Procura, commesso da mia madre e mia moglie, si configurerebbe solo come "favoreggiamento". Tuttava, avendo le mani legate, perchè entrambe non imputabili di tale reato, per colpirmi, hanno “aggirato l’ostacolo” inventando quelli di ipotetica "interposizione fittizia" e di "tentato favoreggiamento" nell'evitare lo sconto della pena. Reati questi che, di fatto, si configurano sempre e solo in eventuale forma di favoreggiamento. L’arresto simultaneo, con la scusa di favorire la mia “latitanza e fuga a Beirut”, si è dimostrato totalmente fallimentare, in quanto Beirut ha estradato ma Dubai no. Personalmente non mi è mai passato per la testa di andare in Libano. Pertanto mia madre e mia moglie sono ambedue in carcere, senza motivi reali. Nessun media ha voluto approfondire questo barbarico aspetto dell’arresto preventivo. Sfido i media a dimostrare un altro caso (mafia, terrorismo, criminalità) in cui sono state arrestate madre e moglie contemporaneamente!

Può spiegarci perché ha sentito il desiderio di scappare?
In primo grado sono stato assolto perchè il fatto non sussiste. In secondo grado sono stato assolto perchè il fatto non sussiste. Viste le due assoluzioni, non ho presenziato alla Cassazione perchè mi sentivo tranquillo, in base a ciò che mi evidenziavano i miei legali Alfredo Biondi e Franco Coppi.  Ero fuori per motivi legati all’acquisto di un immobile alle Seychelles. Per cui non ho mai sentito il desiderio di scappare, ma quello di non tornare, ritenendomi vittima di una situazione di cui alla vostra domanda e mia risposta precedente. Pertanto, sto provando a richiedere ed ottenere asilo politico, e mi sono appellato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Intanto, incredibilmente, la Cassazione ammette un primo errore e mi ha ridotto la pena da 5 a 3 anni. Conoscete altri casi di questo tipo? Farà giurisprudenza. Ora ricorrerò anche per i 3 anni. Quando nulla sarà più possibile per veder riconoscere legalmente la mia innocenza, sarò pronto a rientrare.

18 luglio 2014

Una Ustica ucraina?

Roma - Che qualcosa stava per cambiare ce lo aveva suggerito proprio Obama, quando ha annunciato di aumentare le sanzioni e, proprio come i grandi giocatori di poker, ha tentato di alzare la posta per poi far saltare il banco. Ci siamo abituati ormai alle fonti anonime, alle matrici che appaiono e scompaiono, alle intromissioni dei generali in pensione che entrano nelle lobby affaristiche per mettere mano su business energetici e giochi d’azzardo. Cosa sia accaduto nei cieli dell’Ucraina è difficile da stabilire con certezza, e non staremo qui a dire quale parte menta più dell’altra, né a spiegare come mai gli americani sapessero esattamente che un missile ha colpito un aereo a 10 mila metri di altezza. Ci chiediamo, però, perché quell’aereo di linea si trovasse in quel punto, in una rotta insolita rispetto a quella abituale. Si pone anche la domanda sul perché sia ancora la Malaysia Arlines a perdere un Boeing, sapendo oggi con certezza che l’aereo è stato abbattuto, mentre dell’altro non ne ha ancora traccia. La macchina della propaganda è stata azionata,  e i media cominciano già ad allinearsi alla versione confezionata dalla CIA. Sono tante le notizie che vengono pubblicate, per essere poi cancellate immediatamente dopo, e ormai le fonti di agenzia non sono più rintracciabili. Per cominciare,  la registrazione dei ribelli che conferma l'abbattimento è visibilmente montata e falsa, come dubbia è anche la tesi del missile che ha fatto esplodere in aria il Boeing, considerando che il velivolo ha avuto un impatto sul suolo e molti dei bagagli non si sono distrutti: testimoni parlano di "qualcosa" che ha colpito l'aereo e lo ha diviso in due parti, che si sono poi schiantate sul suolo in un raggio di diversi chilometri.
Obama, nel suo intervento, afferma che "le prime prove raccolte indicano che il missile è stato sparato dai filorussi", ma resta molto vago su cosa possa costituire una "prova", oltre al fatto che l'incidente sia avvenuto in una regione (territoriale) a controllo filorusso e che "i russi hanno fornito armamenti". D'altro canto, non si può dire che l'America sia nota per aver fornito in passato delle "prove attendibili", e la storia ne è testimone: prove con quelle delle armi di distruzione di massa dell'Iraq, dei crimini di massa di Gheddafi, dell'attacco chimico della Siria.  In questo caso, è davvero difficile credere che delle milizie abbiano strumentazioni e radar in grado di sferrare un attacco da terra e riuscire a raggiungere con tale precisione un mezzo in movimento. Per colpire un simile bersaglio occorre una stazione di controllo, dei comandi precisi e dei mezzi aerei. Come credono di poter giustificare un simile evento con una dinamica così semplicistica.   


Parlare oggi di una “Ustica ucraina” non è poi così lontano dalla verità: la storia ci insegna che fu un missile francese ad abbattere il DC-9, e un aereo francese ha bombardato il colonnello Gheddafi. Dopo anni di sceneggiate, di film e di processi, la verità è talmente scomoda e poco onorabile, che quella di allora sembra si stata senza dubbio una decisione difficile. Oggi come allora, si ripetono gli stessi eventi, forse qualcuno ha agito preventivamente e ha di proposito messo l'aereo della Malaysia in quella particolare posizione. Lo scenario è lo stesso: anche allora si affrettarono ad affermare che un aereo civile era caduto e tutti erano morti, nonostante la verità fosse ben diversa, proprio come Obama ha dichiarato con altrettanto sicurezza che a colpire sia stato un missile. Tuttavia, si può anche ipotizzare che in volo vi fosse un "pacco diplomatico", e forse per questo gli Stati Uniti si sono affrettati a descrivere una dinamica simile all'esplosione di un missile. Di contro i russi hanno ventilato altre ipotesi, e di risposta è giunta la breve nota trasmessa dalla Russia Today, secondo cui nello spazio triangolare della Malaysia Airlines passava l’aereo presidenziale russo. Nel caso in cui questa notizia si rivelasse vera – cosa che sapremo solo nel tempo – allora vorrà dire che qualcuno ha deciso di suicidarsi da solo, perché i nostri “romantici russi” potrebbero avere delle reazioni spericolate. Da oggi in poi dobbiamo prestare molta attenzione a chi stringiamo le mani, perché evidentemente questa Alleanza Atlantica non esiste più. 


Mentre l’esercito israeliano ha del tutto invaso la striscia di Gaza, bombardando civili e avanzando con i carri armati, il mondo occidentale tace, mentre ha imposto contro la Russia sanzioni economiche per aver sostenuto l’indipendenza della Crimea, ben sapendo che i soldati russi si trovassero in quella regione da oltre 100 anni. L’intera destabilizzazione dell’Ucraina è stata addossata alla Mosca, ma non è stato mai accertato quanti mercenari occidentali siano di stanza a Kiev né la mole dei petrodollari che la Casa Bianca ha stampato per l’occasione. E’ anche vero che servono ad ambedue le parti “statistiche di morti” per giustificare azioni politiche e sabotaggi economici. Siamo assetati di vittime per poter propagandare gasdotti, siamo ostaggio di società petrolifere che hanno eserciti privati, e sparano su civili inermi. Non c’è stata nessuna condanna da parte dell’ONU, perché anche questa nobile organizzazione si serve di carnefici mercenari e di un esercito di mistificatori, pagato con i soldi dei contribuenti.
Se oggi l’America va in giro a promettere mari e monti a tutti, ed in particolare ai piccoli Paesi che aspirano ad emergere, prima o poi questo “full d’assi” bisognerà andarlo a vedere. Il bluff dei giocatori di poker non sarà sempre accettato da chi invece gioca a scacchi, e allora sarà un po’ difficile poter affrontare gente che è catapultata nella Seconda guerra mondiale e nella eroica Armata rossa. Un primo monito è giunto proprio dal Presidente rumeno Basescu, che ha consigliato di raggiungere al più presto un accordo con la Russia e di chiudere questa storia. In altre parole, voleva dire che i “cari amici americani e i colleghi europei, così rilassati e adagiati sugli allori, non devono illudersi che questa sia una passeggiata, perché con questi scherzi si può andare per le lunghe, e le popolazioni dell’Est, ancora troppo nostalgiche, non penseranno due volte a prendere una decisione vicina al loro passato”. L’onda anomala che si sta sollevando, quindi, non potrà essere arginata con tv e media pappagalli. Con mercenari e terroristi si può resistere ancora molto, oppure dopo le primavere arabe e le rivoluzioni arancioni avremo una rivolta rossa. 

16 giugno 2014

Caso Dalmatinka: Necessaria ora commissione di inchiesta

Trieste - Le vicende processuali legate al caso della Dalmatinka Nova stanno gradualmente confermando le ragioni e le argomentazioni degli imprenditori italiani, che hanno visto danneggiare la propria immagine e il proprio patrimonio a causa di un meccanismo di 'truffa' posta in essere dalle autorità croate. I primi risultati, giunti dalla perizia ordinata dal Giudice del Tribunale di Spalato, cominciano a riconoscere ai F.lli Ladini una parte delle rivendicazioni richieste (si veda Perizia del tribunale conferma ragioni dei Ladini). "L'esito del processo porterà alla luce le gravi colpe di negligenza ed omissione di chi doveva tutelare gli interessi dei cittadini italiani e garantire il rispetto degli accordi sottoscritti, sia privati che interstatali. Non si potrà escludere, a questo punto, ogni misura volta a chiarire le responsabilità dei funzionari sia croati che italiani, i quali dovranno rispondere per i danni di immagine e il pregiudizio materiale subito dai F.lli Ladini". Questo quanto affermato da Michele Altamura, direttore dell'Osservatorio Italiano, che ricorda come, nonostante siano state presentate un'interrogazione parlamentare nonché una petizione presso il Parlamento Europeo, non vi è stato in seguito alcun intervento in difesa degli imprenditori italiani.

"L'Osservatorio Italiano chiederà la costituzione di una commissione di inchiesta perché si faccia luce sulle gravi omissioni dei funzionari competenti e il diffuso menefreghismo che aleggia nelle ambasciate - continua Altamura, aggiungendo -. Questa commissione deve servire soprattutto per stabilire chi ha percepito indebitamente uno stipendio senza adempiere al proprio dovere, e quindi non ha correttamente informato le autorità. Bisogna inoltre far luce su chi ha ottenuto i fondi per consulenze e studi, che hanno poi disinformato e non ha tutelato in maniera responsabile imprese e cittadini italiani. La malversazione dei fondi dei contribuenti italiani ed europei va accertata e sanzionata, a norma di legge", conclude Altamura. L'Osservatorio Italiano, soffermandosi sul precedente del caso della Dalmatinka, non indietreggerà sul problema dell'assenza di tutela delle imprese italiane che operano all'estero e si trovano costantemente dinanzi ad un muro di indifferenza, perpetrata da impiegati che si limitano al 'minimo sindacale'. Sarà richiesta ad oltranza la costituzione di una commissione ad hoc operante all'estero, per stabilire cosa non funzioni nel sistema burocratico, individuando le singole responsabilità, al fine di intervenire su quelle lacune che hanno dato origine, nel tempo, ad una lunga serie di casi di saccheggi e di abusi verso le imprese italiane.

11 giugno 2014

Dopo disfatta in Siria i jihadisti dell'ISIS invadono l'Iraq

Bagdad - I membri dell'esercito regolare dell'Iraq hanno lasciato le loro postazioni nella città di Mosul, dinanzi all'avanzata dello «Stato Islamico dell'Iraq e del Levante» (ISIS). Dopo la guerra, questa è la prima volta che l'Iraq perde il controllo di una delle sue province. Centinaia di ribelli legati ai jihadisti dell'ISIS  hanno preso le province di Ninive e Salahuddin, con una grave battuta d'arresto per il Governo. In Iraq, i jihadisti già controllano Falluja e diverse aree della provincia occidentale di Al Anbar, della Regione di Ninive.  L'ISIS, nei suoi comunicati diramati sui socialnetwork, ha affermato di aver sequestrato armi e mezzi dell'esercito in fuga. Prima dell'alba, centinaia di uomini armati hanno lanciato un attacco a Mosul contro l'esercito e la polizia. Hanno preso il controllo della sede del governatore, delle carceri e della televisione, annunciando attraverso gli altoparlanti delle moschee che sono lì per liberare la città. I combattenti della Jihad hanno preso il controllo anche di due aree della provincia di Salahuddin, a nord di Baghdad. I ribelli hanno occupato le regioni di Siniyah e Suleiman Bek, dopo il ritiro delle forze di sicurezza, come confermato il generale dell'esercito e un funzionario locale. 

Questa l'amara conseguenza dell'impatto del ripiegamento sui territori limitrofi dell'armata  di ribelli cacciata dall'esercito siriano. Nei territori iracheni si sono nel tempo assembrati gruppi di jihadisti, che hanno quindi creato qui le loro basi logistiche, prima di entrare sul territorio siriano. La loro presenza ha destabilizzato del tutto la situazione interna dell'Iraq, dove le lotte politiche hanno subito le tensioni tra sciiti e sunniti. Ricordiamo che il Primo Ministro uscente e capo dell'esercito Nouri al-Maliki, aderente alla corrente sciita, e accusato dai sunniti di essere un "dittatore" non è ancora intervenuto dopo l'intensificarsi degli attacchi. 
 



04 giugno 2014

Caso Dalmatinka: Perizia del tribunale conferma ragioni dei Ladini

Trieste - E' stata finalmente depositata la perizia giudiziaria ordinata dal Giudice del Tribunale di Spalato, per la verifica e il controllo del credito vantato da La Distributrice Srl e La Distributrice Investments Srl relativo alle forniture di merci alla Dalmatinka Nova per il totale di circa 6,5 milioni di euro. Le forniture e il credito sono stati invece negati in occasione dell’apertura del fallimento illegale nel luglio del 2009 dall'allora Giudice Ivan Basic, come pure dai curatori fallimentari e dal Ministero delle Finanze croato, nonostante la presentazione dei documenti doganali croati che comprovavano le avvenute forniture. La negazione dei legittimi diritti dei fratelli Ladini e i continui boicottaggi hanno portato al mancato inserimento di La Distributrice Srl e La Distributrice Investments Srl nel comitato dei creditori della Dalmatinka Nova impedendo così qualsiasi controllo sull’operato del fallimento.

La perizia giudiziaria conferma in maniera inequivocabile la fondatezza della richiesta di risarcimento per le merci spedite degli imprenditori Ladini, e danno un elemento fondamentale per dimostrare l’avvenuto saccheggio dell'investimento italiano nell'azienda tessile della Dalmatinka che ha provocato danni ai fratelli Ladini per decine di milioni di Euro. Questo l'esito entusiastico della dura lotta giudiziaria portata avanti ad oltranza dai Ladini per circa 5 anni, depositando denunce e ricorsi presso le Corti e gli organi istituzionali di Italia, Croazia e Unione Europea, nonostante non abbiano avuto il totale sostegno da parte dei funzionari italiani. Quello dei Ladini è stato un cammino difficile, incontrando spesso opposizioni e critiche, sia da parte delle istituzioni croate che italiane. Su quest'ultime ricadono molte responsabilità, come quella di non aver riconosciuto l'applicazione della Convenzione italo-croata per la tutela degli investimento, e di non aver riposto una consolidata fiducia nelle legittime ragioni dell'azienda italiana, spesso messe in dubbio o persino negate.

Al contrario, la perizia ordinata dal giudice Vukovic di Spalato, che fa riferimento solo alle merci fornite, conferma l'esistenza di un danno di circa 6 milioni di euro agli imprenditori italiani. Decisivo è stato l'intervento richiesto dai F.lli Ladini del Presidente croato Ivo Josipovic, che ha mediato in maniera attiva alla risoluzione di un caso così controverso. Si attende ora la sentenza del giudice per il risarcimento dei primi 6 milioni, per il quale si spera nel raggiungimento di un accordo risolutivo, per poi passare al deposito della perizia per le forniture de La Distributrice Investments Srl (pari a circa 500 mila euro). Dovrà essere confermato anche il risarcimento dell’investimento per la perdita della fabbrica e dei macchinari valutati in decine di milioni di Euro (circa 22 milioni).  Senza dubbio si avvicina l'archiviazione di un caso che ha rivelato, ancora una volta, l'incapacità delle istituzioni italiane di far valere le proprie ragioni, nonostante sia comprovate da Convenzioni e protocolli, nonché da prove materiali e valide argomentazioni.

30 maggio 2014

Ucraina e disinformazione: media italiani cadono nella propaganda russa

Kiev - Quella che Rainwes24 definisce "L'imbarazzante gaffe di un generale ucraino", potremmo chiamarla una "Imbarazzante gaffe del servizio pubblico di informazione" che copia-incolla una notizia presa da un socialnetwork senza verificarne la fonte. Infatti, il particolare evento che viene riportato, pubblicando la foto che ritrae l'ambasciatore americano a Kiev, è stato estratto da una cerimonia di commemorazione tenuta lo scorso giugno.  L'ambasciatore John Tefft riceve gli omaggi della Marina ucraina  in onore del comandante americano John Paul Jones, che 226 anni prima aveva prestato il giuramento cosacco, e poi servito come Ammiraglio la Marina Imperiale russa, guidando la flotta nella guerra russo-turca. La spada offerta all'ambasciatore americano non è quindi il simbolo della consegna delle armi al vincitore, ma un gesto di rispetto per l'eroe che sconfisse gli ottomani durante la campagna navale nel Liman del 1788. Cosa dire, è evidente che il giornalista di Rainews non ha verificato attentamente le sue fonti, cadendo ingenuamente nella propaganda russa, divenuta ormai feroce soprattutto all'interno dei socialnetwork. Bastava infatti rispettare la regola fondamentale del giornalismo, che chiede la "contestualizzazione" degli evenit. Resta tuttavia il sospetto che il nostro servizio pubblico "non abbiamo molte fonti locali" e si limiti troppo spesso a copiare e incollare le informazioni del web, contaminate dall'una e dall'altra parte.  

26 maggio 2014

I Big data della 'Casaleggio Associati'

Roma - Quando vedemmo i primi risultati della vittoria dello 'sfondamento' di Beppe Grillo alle politiche, ci colpì la sicurezza di Vito Crimi, che oscillava tra lo statista e il venditore di Folletto. Indimenticabili furono i video della Lombardi che, da vera lavoratrice, alle 21,30 era ancora lì alla Camera a registrare il video da postare. Indimenticabile  Di Battista, che contava gli scontrini spiegando perché "aveva mangiato una tagliata invece che una pizza". Indimenticabile Grillo che voleva fare "il colpo di Stato con l'asterisco", ma è arrivato in ritardo perché c'era traffico.  Una lunga serie di grottesche situazioni. Il peggio però è avvenuto quando la Lombardi chiede il Copasir. 

Mai le eminenze grigie potevano aspettarsi di ripiombare in quegli attimi di concitazione che seguirono al missile di Gheddafi su Lampedusa. "E ora come facciamo, che non abbiamo neanche la benzina per ritornare dopo il bombardamento?!", esclamò l'Orso. La Volpe allora disse: "Ma veramente pensi che possiamo bombardare?Aspettiamo cosa dice Gheddafi. Intanto lo minacciamo". La salvezza arrivò quando Gheddafi si ritirò da solo, e tutti esclamarono "abbiamo vinto!", e si abbracciarono. 

Oggi come allora, la sola immagine di Vito Crimi a capo del Copasir ha creato lo stesso caos: non per i segreti, ma per le domande che poteva fare. "Sa che con tre limoni si può fare il detersivo, mentre noi dobbiamo utilizzare gli agenti chimici delle multinazionali?". Possiamo anche immaginare la possibile risposta: "In questo momento stiamo monitorando la situazione dei limoni. Riteniamo che ci sia un possibile conflitto che potrebbe destabilizzare la geopolitica internazionale, sfiorando in maniera obliqua l'ala di Al Qaida". 

Ci eravamo persi anche noi in questo cammino, durante il quale questo gruppo di "cittadini della rete", che uscivano dalle webcam, dalle chat e dai forum, erano alla ricerca di una community per sfogare le loro frustrazioni.  Solo dopo averli conosciuti di persona, Grillo si è reso conto della tragedia umana. Lì ha deciso, in maniera molto intelligente, di togliere loro i rimborsi elettorali, onde evitare che cadessero nella spirale del denaro.
Resta invece ancora avvolto nel mistero, il ruolo di Casaleggio, grande mente del Movimento. Francamente non abbiamo capito cosa abbia fatto la sua società di marketing, oltre all'aver creato degli utenti falsi e postato dei video, con commenti autocelebrativi. 

Ironia della sorte, in tutta questa storia di schiamazzi, sono bastate cinque domande di Bruno Vespa per dimostrare che Beppe Grillo non è capace di articolare un discorso, figuriamoci a guidare un Paese. Come anche è bastata una puntata di Report per cancellare l'Italia dei valori. Invece Silvio, nonostante la Minetti e la D'Addario, è riuscito a mantenere la sua posizione. Renzi ha stravinto con 80 euro e la Boschi. 

Beppe, noi non ce l'abbiamo con te, anche se ci scopiazzi gli articoli. Noi te l'avevamo detto: l'Italia non è un Paese di computer, del signor Internet. I big data di Casaleggio non servono a niente, i software non ti aiutano se non hai una dirigenza vera: per creare dei veri statisti ci vogliono anni. E' anche vero che i nostri funzionari a volte sbagliano, ma secondo te non avevano pensato anche loro al "reddito di cittadinanza", e Berlusconi non se la sarebbe rivenduta, anni prima che tu entrassi in politica?  Anche della storia del "potere orizzontale" e del "potere verticale", non hai capito niente, o forse chi ha letto ti ha raccontato male. E questo è tutto ciò che volevamo dirti. 

25 maggio 2014

Scontri a Slovyansk: Giornalista italiano ucciso da mortaio dell'esercito di Kiev

Kiev - Un giornalista italiano e il suo interprete russo sono rimasti uccisi nel corso di uno scontro, presso un villaggio nella regione di Andreevka  Slovyansk, tra le forze di auto-difesa filorusse e l'esercito ucraino. A renderlo noto sono le agenzie russe Ria Novosti e Interfax, confermando che il cittadino italiano è morto a seguito delle gravi ferite riportate nel corso di un bombardamento. La notizia è stata diramata dagli esponenti della cosiddetta Repubblica popolare di Donetsk (DNI) tramite la loro pagina di Twitter, riportando il nome del giornalista italiano, Andrea Rocchelli,  fotoreporter di Cesuralab, e del suo traduttore Andrei Mironov. Questa è anche la prima perdita umana tra le fila dei giornalisti occidentali che sono di stanza nel conflitto dell'Ucraina sud-orientale, che sino a questo momento sono stati oggetto solo di fermi o temporanei sequestri. Da notare che alcune fonti non ben accertate si sono subito affrettate ad affermare che il fotoreporter è stato attaccato da "terroristi russi", ma vi sono precise immagini su quanto avvenuto, registrate dai colleghi russi che li accompagnavano, che dimostrano come i colpi  di mortaio erano rivolti contro una postazione delle forze di auto-difesa filorusse. 

Video bombardamento check-point filo-russo -
Fonte ANNA News (link)
Le immagini riprese dall'Agenzia della Abkhazia, ANNA News, mostrano il sopralluogo dei giornalisti nei pressi di un checkpoint delle forze di autodifesa filorusse. Qui assistono al bombardamento a distanza con i mortai che interessa la zona di Simenivka. Quando i colpi cominciano ad avvicinarsi, decidono di spostarsi, scortati da uomini armati. Nel mentre subiscono un attacco molto ravvicinato che li spaventa, ma non li uccide. Il video risale ad un periodo precedente alla morte, forse anche il giorno precedente, o qualche ora prima di un bombardamento molto più massiccio che prende di sorpresa anche la scorta armata dei giornalisti.
Fermo immagine della bandiera russa posizionata dinanzi alla barricata di Slovyansk che ha provocato la morte del giornalista italiano 
Mappa che mostra la dinamica del bombardamento delle postazioni russe nei pressi dell'ospedale di Semenivka

L'Ambasciata Italiana a Kiev sta cercando di verificare i dettagli di quanto avvenuto, considerando la dinamica dei fatti piuttosto confusa. Secondo alcuni resoconti dei media, questo sabato 24 maggio, verso le cinque del pomeriggio, nella zona nei pressi del villaggio di Andreevka Sloviansk, un gruppo di giornalisti stranieri è stato colpito da mortai sparati dall'esercito ucraino, che nel frattempo aveva intrapreso una dura azione in quella zona contro i filo-russi. Tale notizia è stata confermata anche dal fotografo francese William Roguelon dell' agenzia Wostok Press, che era accanto al suo collega italiano, rimasto solo ferito, dopo essere riuscito a ripararsi dai colpi improvvisi. Tuttavia, il giornalista francese non è riuscito a ricostruire esattamente cosa sia successo al suo compagno italiano e all'interprete, affermando di averlo visto disteso a terra e non muoversi più, prima di uscire dalla tenda per essere prelevato da un'auto. Nella sua prima dichiarazione rilasciata al media Komsomolskaya Pravda, afferma di non sapere dove si trovi in quel momento il giornalista italiano, e che lo sta cercando.

Slavyansk: testimonianza giornalista francese
Testimonianza del fotoreporter francese, William Roguelon, rimasto ferito nell'attacco dell'esercito ucraino verso una postazione delle forze di auto-difesa di Slavyank filo-russe.

22 maggio 2014

L'Osservatorio Italiano lancia appello per il sostegno degli studenti di italiano della Republika Srpska

Banja Luka - Sono ancora gravi le condizioni della popolazione della Bosnia colpita dalle alluvioni, per la maggior parte rimasta senza la propria casa, travolta dalla piena. L'Osservatorio Italiano, oltre a monitorare la situazione, si fa promotrice di una campagna di sostegno verso la regione alluvionata della Republilka Srpska, in parte ancora sommersa dalle acque.

Rivolgiamo, in particolare, un appello ai nostri lettori per aiutare 11 famiglie di studenti della Facoltà di Italiano, che hanno perso tutto nella piena del fiume. Chiediamo a chi voglia aderire alla nostra iniziativa, di telefonare a questo numero. I fondi saranno agli studenti, perché continuino i propri studi e non abbandonino la loro passione per la lingua italiana.

Contatta la redazione di Osservatorio Italiano
+39 06 83393880 

 

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13 maggio 2014

L'Osservatorio Italiano si apre alle Università

Banja Luka - L'Osservatorio Italiano intraprende, per la prima volta, un percorso di formazione all'interno delle Università all'estero. Nell'ambito delle attività promosse per lo sviluppo del progetto, si è tenuto presso il Dipartimento di Italianistica dell'Università di Banja Luka, il primo incontro del corso di "Metodologie e tecniche per l'Analisi dell'Informazione". Ringraziamo per la disponibilità il Professore Danilo Capasso, docente di cattedra di italiano, che ci ha ospitati e ha reso possibile questo primo incontro con la dimensione universitaria. La risposta degli studenti è stata entusiastica e di grande interesse, nonostante la complessità della materia trattata. Il grande successo di questo primo test di apertura nei confronti dell'Università, farà da apripista ad ulteriori attività. Sarà infatti creato un laboratorio sperimentale, che avrà come obiettivo quello di avvicinare sempre più gli studenti italofili alle discipline di interpretazione ed elaborazione delle informazioni, sulla base dei metodi di lavoro seguiti dall'Osservatorio Italiano. Tale iniziativa, confluirà nella creazione di una vera e propria Scuola Telematica per la formazione su ampia scala dei ricercatori e degli analisti che aderiranno al nostro progetto. La Etleboro ONG ha progettato il sistema cibernetico che permetterà la comunicazione e la interazione tra professionisti, studenti e docenti, sulla base di un concetto italofilo. Questa nuova fase di evoluzione rientra senz'altro nel cammino di espansione dell'Osservatorio Italiano in altre aree problematiche oggetto di studio, come il Nord Africa e l'Asia Centrale. "Stiamo lavorando intensamente in questo momento difficile - afferma Michele Altamura, fondatore della Etleboro ONG -. Ci sono 20 Paesi coinvolti, e la nostra organizzazione in questi anni ha formato una vera e propria dirigenza, professionisti che lavorano con dedizione. Questi laboratori sono il futuro per la piccola e media impresa italiana ", conclude Altamura.

12 maggio 2014

L'aereo fantasma trova la licenza

Tirana - Tutto è cominciato dalle accuse sollevate dall’ex Ministro della Difesa Arben Imami, rivolte all’attuale capo del dicastero Mimi Kodheli, circa lo sfruttamento delle infrastrutture delle forze armate per fare un traffico di droga. Una tesi che viene presto abbracciata da tutta l’opposizione, diventando una voce unanime all’interno dei dibattiti parlamentari, e chiedendo pubblicamente di fornire spiegazioni sull’esistenza di un ‘traffico di droga’ attraverso un piccolo aereo bianco, utilizzando l’area di Divjaka e l’aeroporto militare di Gjader (Lezha). Il Ministro smentisce categoricamente, non si occupa del fatto e contrattacca con argomentazioni politiche. In suo sostegno interviene il Presidente del Parlamento Ilir Meta che, ridicolizzando le accuse di Sali Berisha, afferma che “gli aerei di cui parla l’opposizione sono quelli della disinfestazione delle zanzare”. Ciononostante, Berisha non esita, e rilancia con convinzione che “le sue informazioni sono chiare e si basano su fonti attendibili”.
Il caso vuole che, poco dopo, i media pubblicano il documento mediante il quale il servizio segreto albanese (SHISH) aveva informato il Ministero della Difesa della presenza di strani movimenti di un piccolo aereo bianco, sulla base di alcune testimonianze. Di seguito il capo dei servizi precisa che tali informazioni costituiscono dei “ragionevoli dubbi ma non dei fatti provati”, condannando allo stesso tempo la fuoriuscita del documento classificato. Dinanzi alle nuove evidenze, il Parlamento accetta l’apertura di una commissione di inchiesta per indagare sui fatti. Il primo incontro si tiene venerdì 9 maggio, il 10 maggio viene ritrovato un aereo. Secondo una prima ricostruzione, l’aereo in fase di atterraggio subisce dei danni al carrello e finisce sulla spiaggia di Divjaka. Il pilota, Giorgio Riformato (67 anni) cittadino italiano, afferma di aver avuto un’avaria e ha deciso un atterraggio di emergenza. Intanto, gli abitanti della zona allertano la polizia che, nel tragitto per raggiungere la spiaggia e non lontano dal luogo dell’incidente, vede un’auto abbandonata sul ciglio della strada, degli uomini in fuga e dei borsoni gettati accanto. Gli agenti intervengono e riescono a fermare Saimir Bajrami, che ha con sé 27 mila euro, e trovano 460 chili di marijuana nei borsoni.

La polizia, il giorno successivo, conferma che i due fatti sono collegati. Una volta che la notizia arriva sui media, il Ministro degli Interni annuncia con grande euforia, che l’aereo non è “un fantasma” bensì “reale e con licenza”, e grazie ad una grande operazione della polizia è stato fermato il traffico di droga. Berisha, non potendo fermare l’entusiasmo, lancia un comunicato sui social network in cui afferma che “l’aereo è atterrato per sovraccarico”, anche se in realtà era vuoto. Entrambi mentono. A questo punto, il dibattito dell’aereo misterioso, che aveva tenuto banco per settimane nei talk-show e in Parlamento, entra violentemente nelle chiacchiere di tutta l’Albania, ipotizzando scenari di complotti geopolitici e, in un certo senso, surreali. Il picco si tocca con il lancio sui social network, di un fotomontaggio di una fantomatica Prima Pagina del Corriere della Sera con i titoli “I baroni della droga” e “UE chiede arresto del Primo Ministro Rama e del Ministro degli Interni Tahiri”. Molti i media che, senza verificare l’informazione, hanno pubblicato la sensazionale notizia della ripresa del Corriere.

Che dire, Signor Primo Ministro, queste cose succedono quando si toccano certi circoli delle Agenzie, dove si creano le carte “a favore o contro”. Evidentemente, qualcuno non l’ha informata, ha fatto sì che vi fossero dei “ragionevoli dubbi” ed ha portato avanti con molta sicurezza l’intera vicenda, sapendo di ottenere un risultato. Purtroppo, qualche errore di comunicazione esiste tra i due uffici, e forse qualcuno, a Lei vicino, Le fa solo credere che è tutto sotto controllo. In queste “attività diplomatiche” servono delle persone di contatto che ‘cooperano’, quelle che volgarmente vengono chiamate eminenze grigie. Lei non è certo Mitterand, che può creare una centrale di ascolto all’interno della Presidenza del Consiglio. Deve quindi prestare attenzione alle raccomandazioni dei tecnocrati europei, che non sono in grado di capire le singole situazioni interne di Paesi come l’Albania, ma guardano i Balcani nel loro complesso. Bisogna negoziare le riforme, e non accettare passivamente per un’immagine politica. Il caro amico Fule, e tutto il suo staff, ha solo creato false prospettive e confusione, sprecando i soldi dei contribuenti europei per non concludere niente. Forse, Signor Primo Ministro, Lei vede l’Albania dall’esterno, dimenticando così gli albanesi. L’Albania non è solo Tirana, è da Konispol a Dukagjin.

29 aprile 2014

Campi per immigrati e separatisti nel Sud-Est dell'Ucraina finanziati dall'UE?

Mosca - I media russi hanno confermato l’informazione riguardante l'edificazione di campi speciali per i migranti illegali provenienti dall'Africa e dal Vicino Oriente la cui entrata in funzione è prevista per il mese di giugno 2014. Mamontov ha affermato che, molto probabilmente, ospiteranno anche i ribelli “separatisti” filo-russi. La struttura non è stata accolta con piacere dalla popolazione locale dell'Ucraina orientale, che è stata quindi vista come un vecchio retaggio della Seconda Guerra Mondiale, realizzato dal 'governo illegittimo di Kiev' con il sostegno dell'Unione Europea. Un modello di integrazione che non viene né compreso né accettato, e non fa che amplificare i toni delle accuse di Mosca sull'esistenza di una politica di Kiev avversa alle esigenze della popolazione russa e non-ucraina in questa parte del Paese. Un progetto, quindi, che poteva essere modificato, per venire incontro alle aspettative di tale realtà, senza dare adito a sospetti, e quindi fornire terreno fertile per  speculazioni giornalistiche.
Dal video registrato a Jdanovka (Regione di Donetsk) in via Frunze 3 (vedi mappa), si può notare un muro alto con del filo spinato, il quale in un primo momento può sembrare simile a campi di concentramento. In questo caso i lavori edili sono stati svolti dall’unità militare N19, mentre il loro termine è previsto entro il secondo trimestre del 2014. Il capomastro del cantiere, un cittadino turco di nome Ali (capomastro ufficiale dei centri per l'osservazione dei migranti illegali e l'alloggio temporaneo dei clandestini provenienti dall'Ucraina) ha dichiarato che il committente del campo è il Ministero degli Affari Interni dell'Ucraina e che i lavori sono finanziati dall’Unione Europea. Stando alle sue parole, negli edifici costruiti, le condizioni di vita saranno abbastanza buone.
Allo stesso modo, il portale Apologia, ha riferito che nella città di Jdanovka (Regione Donetsk) presso il centro urbano Nijnaya Krynka, sta avvenendo la costruzione di un campo regionale per emigranti per l'alloggio temporaneo delle persone deportate. La struttura è in fase di realizzazione dal 2013, nel territorio dell'ex-unità militare, e stando alle previsioni entrerà in funzione entro il mese di maggio 2014. Il committente del progetto scritto in lingua inglese, sarebbe il Ministero degli Interni ucraino, l'appaltatore è la società turca Arup ed i soldi arriverebbero direttamente dall'Unione Europea mentre il pagamento non sarebbe collegato con la mancanza finanziaria di budget ed effettuato con contanti. In base alle informazioni in circolazione la struttura entrerà in funzione nel mese di maggio 2014, quando invece la sua conclusione era stata pianificata per la primavera del 2015.
Secondo i media locali, i campi si trovano nelle Regioni dove sono concentrati maggiormente gli ucraini che parlano russo, piuttosto che persone di un'altra nazionalità. Di qui è subito sorta la speculazioni sulla possibilità che questi campi siano destinati alla deportazione in Russia degli ucraini filorussi. Le autorità hanno di contro affermato, in via del tutto ufficiosa, che i campi sono destinati ai nomadi di tutta Europa, che il Governo ucraino ha promesso di ospitare. Esiste, inoltre, una copia del documento, ricevuto da uno dei membri del partito Batkivschina, dal quale si apprende che non è stato costruito nessun “lager destinato alla morte”, ma “strutture educative” per "l’isolamento temporaneo dall'ordine amministrativo per i cittadini di quarta categoria”. Dal testo di 11 pagine emerge che il compito  dell’amministrazione consiste nell'unire le forze per "costruire una comunità nuova e compatta, orientata alla creazione di un'Ucraina grande e prospera” e per “avere una certa stabilità ed unione” tanto che, risulta necessaria la creazione di un potente esercito volto a trasformare la nazione in un'insieme di persone unite e patriottiche. 
Tenendo conto delle misure indispensabili per il raggiungimento dei suddetti scopi, è stata proposta la divisione del Paese in quattro categorie: 1 – il settore nazionale-patriottico (cittadini di 8 Regioni occidentali e persone con un alto senso di patriottismo); 2 – il settore patriottico che si sveglia (i cittadini filoucraini delle Regioni centrali); 3 – il settore convenzionale-patriottico (i cittadini leali delle Regioni filorusse); 4 – il settore instabile (le persone che vanno educate in modo intenso al fine di risvegliare il patriottismo nazionale, con l’isolamento temporaneo di coloro che si sono mostrati come nemici attivi della stabilità ucraina). Il regime dell’isolamento temporaneo sarebbe dunque una misura educativa e non repressiva. I campi, pertanto, dovrebbero essere utilizzati per svolgere il lavoro con i metodi conosciuti "MK-Ultra" ("Bluebird-II") o come si chiama ora, con la fornitura di "opportunità di lavoro diligente per portare vantaggi alla futura Ucraina grande e prospera”.
Non è noto come il popolo ucraino possa “accettare” una simile notizia. Tra l'altro è stato annunciato il disegno di legge, proposto dal deputato ucraino del partito Batkivschina–Ljashko, in base al quale “i cittadini ucraini che parteciperanno ai comizi dei separatisti sull’annessione alla Russia ed ostacoleranno il trasferimento degli eserciti e delle attrezzature militari, verranno riconosciuti come collaborazionisti degli occupanti, privati della cittadinanza ucraina e accusati penalmente di tradimento dello Stato” da "possibile" potrebbe trasformarsi in “reale”.